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Giuseppe Di Vagno, una vita spesa nella lotta contro l’oppressione

“Le democrazie hanno questo punto di debolezza: quando le comunità funzionano sulla base della sofferenza e della paura si ricorre alla minaccia e alla forzatura. Eviteremo questo solo se saremo capaci di governare democraticamente con pazienza ricordandoci gli errori commessi. Siamo consapevoli che una reale riapertura ci sarà a condizione di avere come principio fondamentale la rinuncia al metodo della violenza e dell’utilizzo della paura per ricevere consenso. Un modello su cui vorrei, partendo dalla Puglia, solidarietà generalizzata.” Queste le parole del presidente della Regione Michele Emiliano, in risposta al bellissimo discorso di apertura tenuto da Gianvito Mastroleo, presidente della Fondazione Di Vagno, nel Foyer del teatro Petruzzelli di Bari, durante la presentazione di un programma che comprenderà un anno di lezioni, seminari, convegni e mostre organizzato per celebrare la figura del deputato socialista Giuseppe Di Vagno, il primo parlamentare italiano vittima del fascismo, a cento anni dalla morte avvenuta nel 1921. Si terranno manifestazioni tra Bari, Roma, Fratta Polesine, Conversano, Mola di Bari e altre città della Puglia, in un ampio periodo che inizierà nell’autunno 2021 per arrivare al 2022. Tra i bellissimi eventi proposti spiccheranno i convegni autunnali sul socialismo a Molfetta e a Roma e quelli sul dopoguerra in Europa e sullo studio delle origini del fascismo. Non mancheranno gli approfondimenti storici sulla figura di Di Vagno e sul suo operato in Puglia. Ed anche una conferenza europea ancora da definire a Vienna, con l’aiuto del parlamento Europeo. Il mondo scolastico poi sarà interlocutore privilegiato. Con una serie di incontri, testimonianze e seminari basati sul libero confronto di idee tra diverse generazioni. Indispensabili per mantenere un continuum tra storia e futuro.

“Abbiamo il dovere di onorare i più grandi ideali della Storia: dalla solidarietà all’uguaglianza, dalla pace all’affermazione dei diritti individuali, e al di sopra di tutto, la libertà, a cui questo giovane sacrificò 100 anni fa la sua vita” afferma Mastroleo commosso. “Una delle personalità politiche più straordinarie del 900. Un’esponente di spicco del partito socialista che nella sua terra lotto senza mai risparmiarsi al fianco dei piumini e degli oppressi, fino a pagare con la vita il prezzo dei propri ideali. Sono onorato di essere nominato tra i componenti del comitato nazionale per le celebrazioni del suo centenario.” Aggiunge il sindaco Antonio Decaro.

Soprannominato da Filippo Turati “il gigante buono” per la sua statura, Di Vagno ottenne il seggio parlamentare nel nome dei “pezzenti e diseredati” del sud e nel nome di questi si batté tutta la vita, riuscendo ad ottenere dal Governo Giolitti l’avvio dei lavori per l’Acquedotto Pugliese. Il 25 settembre 1921, sebbene avvertito della preparazione di un agguato ai suoi danni, raggiunse Mola di Bari per tenere il discorso di inaugurazione della sede del PSI. Al termine del comizio venne colpito alla schiena da due colpi di pistola. Morì l’indomani, 26 settembre, presso il locale ospedale civile. Una figura emblematica la sua, che è divenuta simbolo della lotta contro l’oppressione e l’imposizione di qualsiasi autorità antidemocratica.

Durante la celebrazione la Fondazione Di Vagno ha presentato il Comitato Nazionale, istituito con decreto del Ministro della Cultura il 6 maggio scorso dopo aver ricevuto il parere favorevole delle Commissioni Cultura di Camera e Senato e il programma di eventi.

Alla presentazione sono intervenuti anche Massimo Biscardi sovrintendente della Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli Giuseppe Lovascio sindaco di Conversano, Giuseppe Colonna sindaco di Mola di Bari e Franco Gallo presidente della Treccani e presidente del comitato nazionale Centenario Di Vagno, già ministro delle Finanze e presidente della Corte Costituzionale.

Rossella Cea

 

 

 

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1 Comment

  1. Rino Campanelli ha detto:

    ringrazio Rossella Cea per quest articolo che ha il merito di non scadere nella retorica agiografica e costituisce una valida premessa alla conoscenza di un personaggio storico complesso il cui omicidio rappresenta uno degli snodi cruciali della storia del nostro paese. Una figura storica accostabile a quella di Giacomo Matteotti

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