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Gli improvvisati aeroporti del foggiano

Quando si ara riemergono sempre tracce di morte: se non si scoprono sepolcri dell’era antica, torna in luce qualche cadavere scomodo. In qualche caso il senso delle morte è ravvisabile persino in oggetti innocenti e collegati all’idea del lavoro, come viti, bulloni, rondelle, chiodi, piccoli ingranaggi… Fa specie la quantità di questo materiale che ancora si continua a rinvenire – anche indipendentemente da arature – nelle campagne di Capitanata più lontane dai centri abitati. A tutta prima verrebbe da pensare a terreni abbandonati da autodemolitori o sede di smantellati impianti industriali. Si tratta invece di avanzi di rudimentali aeroporti. Voltati a piste tra il 1943 e il 1944, quei terreni videro decollare ed atterrare migliaia di volte velivoli militari (ecco spiegato il richiamo alla morte). Quando gli Alleati raggiunsero Foggia, la prima cosa che fecero fu allestire qua e là basi da cui  far decollare i bombardieri diretti in Germania e Italia del nord. (Esiste in proposito ‘On the wing’, un documentario statunitense di 90’ ideato da Brad Branch della LongShot Productions e prodotto da Bill Humphreys per la BBT FILMS.) Finita la guerra, di quegli aeroporti improvvisati rimasero –abbandonati – hangar, officine, depositi, cumuli di rottami e qualche milione di Pierced Steel Planking, moduli in acciaio perforato che, incernierati l’uno all’altro e stesi su una superficie spianata, consentivano ai B24 – bombardieri che a pieno carico sfioravano le trenta tonnellate – di decollare anche quando le piogge trasformavano quelle piste in pantani. Per riprendere possesso dei loro terreni gli agricoltori dovettero prima ripulirli. Niente andò buttato. I PSP divennero eccellenti cancellate, i rottami finirono in fonderia, mentre magazzini e rimesse, smontati, vennero rimontati altrove a puntello di un’impiantistica industriale uscita distrutta dalla guerra. Su quelle strisce di terra tornò a biondeggiare il grano o altre colture presero vita, nascondendo quanto sfuggito alla puntigliosa opera di ‘bonifica’ dei contadini del primo dopoguerra. Sicché i discendenti di quei lavoratori non si meravigliano ad ogni aratura di veder spuntare dalle zolle bossoli, rotelle dentate, piccoli cacciavite … Quanti aeroporti di questo genere furono attivi in Puglia? Non meno di una trentina. Solo nel foggiano furono di stanza squadriglie per complessivi tremila velivoli (bombardieri per lo più) delle aeronautiche statunitense, britannica, sudafricana, australiana, polacca, greca, jugoslava, russa e del ‘cobelligerante’ regno del Sud d’Italia. Un’enorme armata aerea che diede un contributo determinante alla sconfitta della Germania nazista. Dobbiamo concludere che gli Alti Comandi alleati videro giusto nella necessità di neutralizzare Foggia per dominarne l’area? Ma come accettarne il prezzo? Per distruggere quel nodo ferroviario furono necessari ben quarantacinque bombardamenti concentrati tra maggio e settembre del 1943. Morirono ventimila persone. E altri ventimila rimasero senza casa… Quella ferraglia ‘bellica’ che ancora gli agricoltori rinvengono nelle campagne del foggiano denuncia una tragedia su cui gli storici non si sono soffermati a sufficienza.

Italo Interesse

 

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