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Gonfaloni e mitologia

L’araldica, pubblica e privata, accoglie facilmente gli animali, non esclusi quelli fantastici. Il gonfalone di un comune pugliese, Sternatia, accoglie l’immagine di un basilisco. Il basilisco di Sternatia presenta le forme di un draghetto alato (vedi immagine). Però, secondo Plinio il Vecchio, il quale fu il primo a parlarne, il basilisco è un serpente, lungo meno di venti centimetri ; ciò nonostante sarebbe la creatura più mortale in assoluto. È infatti velenosissimo e in grado di uccidere con lo sguardo, che pietrifica o incenerisce. Non di meno il basilisco ha due nemici mortali: la donnola (se lo azzanna al collo) e il gallo, il cui canto gli è letale. Inoltre, al pari della Gorgone, il basilisco muore se si specchia. Alcuni scrittori affermano che il basilisco può uccidere pure in assenza di contatto diretto, perfino toccando qualcosa a sua volta toccata dopo da un uomo o da un animale (Lucano, poeta latino, riferisce il caso di un cavaliere che, colpito un basilisco, morì insieme al cavallo per effetto del veleno infiltratosi attraverso la lancia). Leonardo da Vinci include un basilisco nel suo bestiario, sottolineandone la malvagità di nascondersi in alto sui rami e di fissare le vittime mentre appassiscono al suo sguardo. Ermete Trismegisto sostiene che le ceneri del basilisco sono necessarie alla trasformazione dell’argento in oro…. Quanta fantasia. Tornando a Sternatia, come si spiega la scelta di un basilisco nel gonfalone? Abbiamo detto che nel caso del piccolo centro pugliese questo animale fantastico è proposto in termini poco ‘rettiliani’ e più marcatamente mostruosi. Ciò non deve meravigliare poiché tutto avviene in una terra sensibile per tradizione al tema dell’animale giudicato ributtante e capace di ‘fascinare’ le sue vittime. Nelle testimonianze puntualmente confuse delle ‘vittime’ (psicolabili, analfabeti e soggetti d’infima estrazione sociale) l’animale responsabile della ‘fascinazione’ non era sempre e soltanto la lycosa tarentula. Anche serpi, chirotteri, anfibi e perfino camaleonti (presenti nel Tacco d’Italia) potevano fare presa sulla fervida fantasia di popolani devastati dai concetti di Colpa e Tentazione e innescare l’oscuro fenomeno del tarantismo. Più in generale, in determinati contesti sociali e nel caso dei soggetti più fragili, l’imbattersi in queste innocue quanto sfortunate creature poteva attivare una sorta di visionario e perverso disegno d’ingegneria genetica, da cui la messa a fuoco di ibridi da incubo. Invenzioni come l’ippogrifo, il centauro, la sirena, il liocorno, il drago, il grifone, la salamandra, l’arpia e ancora altri ‘mostri’ rispondono alla medesima esigenza: rappresentare il sonno della ragione. In Puglia il basilisco, più di qualunque altro animale mitologico, rappresentò questo vuoto del buonsenso.

Italo Interesse

 

 

 

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