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Grammatica della liturgia e il Concilio Vaticano II

“Grammatica della liturgia” è il titolo di una collana, in sette tomi, edita per la San Paolo, deidcata, appunto, alla liturgia cattolica. La presentazione, in prima nazionale, è avvenuta qualche giorno fa a Bari, nella Cattedrale di San Sabino. La collana è diretta dal sacerdote altamurano don Alessandro Amapani e da fratel Goffredo Boselli, liturgista della Comunità di Bose. Ospite particolare, è stato l’ex Priore della Comunità di Bose, fratel Enzo Bianchi, che abbiamo intervistato a margine dell’evento.

Bianchi, esce una grammatica dedicata alla liturgia. Qual è, oggi, lo stato del’ ars celebrandi?

“Ritengo che non sia stato ancora portato a compimento e neppure realizzato per intero, lo spirito e il dettato della riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II, anzi vivamente si attende che quel rinnovamento possa essere accettato e fatto proprio da comunità e diocesi. E’ l’ impegno verso una piena maturazione, affinchè la riforma liturgica, allora decisa, non sia solo un fatto banale”.

Papa Benedetto XVI tempo addietro parlò di abusi liturgici al limite del tollerabile. Condivide questa denuncia?

“Almeno per quanto riguarda l’ Italia, non parlerei di abusi, mi sembra eccessivo, anche se in altre parti questo è successo. Più che di abusi, direi sciatteria o incapacità a celebrare degnamente. Questo è sicuro. Si ha sciatteria quando manca la dovuta attenzione “.

Esistono sacerdoti che si ergono a protagonisti?

“A volte accade, spiacevolmente, ed è una cosa deprecabile. Esistono dei ministri che dedicano uno spazio inappropriato al concetto di creatività, con invenzioni fuori luogo e sbagliate. Pensano o ritengono di emozionare, ma così non è”.

Tuttavia, alcuni video ci mostrano preti (anche da noi) che applaudono, cantano canzonette o celebrano sulla spiaggia e al mare..

“Queste sono vere follie, che stimo assolutamente fuori luogo, fanno male e non devono essere incoraggiate. In poche parole, il ministro di Dio non parla e non agisce a nome proprio, non deve inventare niente”.

A Bari, il sabato sera, presso la chiesa di San Giuseppe, città vecchia, viene celebrata da don Nicola Bux la messa nel Vetus Ordo e i banchi si riempiono tutti, in controtendenza con quanto accade in tante altre chiese col nuovo rito. Nei giovani, inoltre, si registra una generale piacevole riscoperta del rito antico. Come la mettiamo?

“Tale asserzione merita qualche puntualizzazione e riflessione. Certamente è vero che nei giovani si ha questa curiosità ed attenzione nei riguardi del vecchio rito, ma non possiamo parlare di cambio di rotta massivo. Siamo pur sempre nell’ ambito di una minoranza, che comunque va rispettata. In ogni caso, il rito antico è una venerabile forma liturgica, merita attenzione”.

Necessario studiare la liturgia?

“Certo, e in questa ottica credo che una collana di libri che se ne occupa è ben accetta” .

Bruno Volpe

 

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