Cultura e Spettacoli

Grand Tour, a Mezzogiorno con prudenza

Il ‘grand tour’, questo lungo e avventuroso viaggio formativo in voga tra il Settecento e l’Ottocento tra i giovani aristocratici del nord Europa, aveva sempre come meta le grandi città d’arte italiane, la più lontana delle quali era generalmente Roma. Più a sud ben pochi si spingevano, e solo per visitare Napoli e la Sicilia, terra quest’ultima che offriva la possibilità di studiare l’arte greca senza doversi recare in Grecia, con tutti i rischi e le limitazioni imposte dalla dominazione turca allora in atto Questi itinerari, fermi al pregiudizio che solo determinati luoghi rappresentavano l’Italia nel senso più ‘geografico’ del termine, escludevano il Mezzogiorno, al di là delle Alpi ritenuto insicuro. In effetti chi da Napoli avesse voluto raggiungere le Puglie via terra, ovvero in diligenza, avrebbe dovuto mettere in conto il rischio d’incappare in briganti da strada (senza contare i tranelli e le ruberie degli albergatori, che a detta di alcuni viaggiatori erano più briganti dei briganti stessi). Per raggiungere senza affanni la Puglia non c’era che la nave (e infatti Johann Hermann Von Riedesel toccò il suolo di Puglia a Taranto il 20 maggio 1767, provenendo da Siracusa). Solo con l’avvento della ferrovia, conquista susseguente all’Unità d’Italia,  fu possibile raggiungere la nostra terra in treno : E’ il caso di Janet Ross che nel 1888, proveniente da Firenze, potette intraprendere il suo tour alternativo cominciando da Trani. Si può dire che la Puglia sia stata l’ultima conquista del Grand Tour, prima che questo costume culturale perdesse il suo carattere elitario evolvendo nel più popolare ‘turismo’, termine derivato dalla parola ‘tour’ e che designa il noto fenomeno di massa di viaggio e soggiorno a scopo ricreativo e  istruttivo. Il comportamento dei viaggiatori che toccarono la nostra terra non si manifestò dissimile da quello dei loro connazionali in visita a Venezia o a Firenze. Passavano il giorno visitando chiese, castelli, rovine e raccolte museali. Ovunque fosse possibile, acquistavano opere d’arte e cimeli. Molto ricercate erano le vedute di paesaggi. Se non ne trovavano (e ciò era la norma giacché chi in Puglia chi sapeva manovrare il pennello, nove volte su dieci emigrava a Napoli), ripiegavano su schizzi a carboncino eseguiti personalmente. Questi schizzi avevano per oggetto anche popolani. Interessante a tale proposito una testimonianza di Janet Ross, quando visitò Lucera : “Domandai alla vecchia se voleva permettermi di farle il ritratto… se lo lasciò fare con grande titubanza, e non sono sicura che non sospettasse di qualche magia da parte nostra…” – Nell’immagine, pittori e letterati danesi in un’osteria (La Gensola) di Roma in un dipinto (1837) di Ditlev Blunck.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 24 Febbraio 2018

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