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Guerra al virus: unità speciali di continuità assistenziale, queste sconosciute…

Ecco, risale alle ultime ore l’ultima circolare ministeriale che invita a potenziare la medicina territoriale, però ci sarebbe da chiedersi se il capo della giunta pugliese Emiliano e il fido assessore alla Salute l’abbiano letta. A chiederlo senza se e senza ma è, comunque, il capogruppo di Fratelli d’Italia, Ignazio Zullo che, anzi, per avere risposte presenta un’interrogazione. Ma procediamo con ordine. “L’anello debole del sistema sanitario nella gestione Covid si chiama medicina territoriale. Nella seconda ondata Covid anche al Ministero della Salute è apparso subito chiaro che è lì che si è inceppato tutto. Lo sappiamo bene –continua Zullo – soprattutto noi pugliesi che viviamo in una delle regioni con il più alto indice di mortalità grezza e specifica da Covid-19, proprio perché c’è un ritardo forte nella presa in carico della persona a causa dell’assenza di assistenza domiciliare associato ad un più alto incremento dei casi di positività, specie nell’ultimo mese e ancor più nell’ultima settimana, per il fallimento del sistema e alla mancata effettuazione a tutt’oggi di screening di popolazione mediante tamponi rapidi antigenici”. Per questo l’ultima Circolare ministeriale, datata 30 novembre, detta ulteriori indicazioni – in modo particolare sull’eventuali visite in sicurezza degli anziani ospiti delle RSA – che riguardano in modo particolare il potenziamento della medicina territoriale, il coordinamento con i medici di famiglia e con tutti gli operatori sanitari, in modo particolare le Unità speciali di continuità assistenziale (USCA). Ora vista la lentezza con la quale la Regione Puglia legge e attua le Circolari del Ministero della Salute – come insegna l’erogazione di tamponi rapidi la cui Circolare risale addirittura al 29 settembre e nella nostra regione siamo praticamente all’anno zero, il consigliere di Opposizione non ha perso occasione per interrogare il presidente Michele Emiliano e l’assessore Pieluigi Lopalco per sollecitarli, intanto, a leggere al più presto la Circolare del 30 novembre e ad avviare le azioni di coordinamento delle risorse umane che agiscono sul territorio a iniziare da medici di famiglia, pediatri e operatori delle USCA, per finire ai Distretti e ai Dipartimenti di Prevenzione, con adeguate azioni di supporto e di ristoro economico rispetto ai maggiori impegni e ai maggiori costi che le RSA-RSSA e gli Hospice dovranno sopportare per effettuare le dovute modifiche previste dalla Circolare. <<Non possiamo permetterci un fallimento in questa azione di potenziamento dell’assistenza territoriale e domiciliare disposta dal Ministero per questo auspico che il duo Emiliano-Lopalco, più simile a un bradipo che a una volpe, metta in atto tutte le disposizioni ministeriali – ovvero modalità organizzative e funzionali, i tempi di attuazione e la qualità, tipologia e quantità di risorse -nel più breve tempo possibile>>. Insomma, si è già perso tanto tempo, almeno una maggiore attenzione alle Circolari del Ministero riusciamo a darla in tempi brevi?”. A proposito di Unità speciali di continuità assistenziale, correva il mese di maggio quando il direttore del Dipartimento promozione della salute della Regione Puglia, Vito Montanaro, nel corso della sua audizione davanti alla commissione consiliare sanità, proprio a proposito delle Usca, “…ha confermato le difficoltà di avvio del servizio per la rinuncia dei medici di continuità assistenziale chiamati su base volontaria ad entrare a far parte delle unità. Come soluzione ha prospettato l’integrazione con gli infermieri dei gruppi”. Altre promesse, insomma, altri impegni non mantenuti da sette mesi a questa parte del capodipartimento fiduciario dell’allora assessore/presidente Emiliano, dopo settimane di attese e interrogazioni a valanga dei gruppi di minoranza, alla Regione. E sulla Fase 2? Beh, anche allora Montanaro evidenziava la complessità dei problemi di una situazione unica e priva di precedenti con un modello organizzativo che muta giorno per giorno. Riguardo alla domanda se tutte le strutture sanitarie pugliesi erano pronte ad assicurare in completa sicurezza le prestazioni specialistiche sospese a inizio marzo, per poter dirottare ogni energia disponibile a fronteggiare la pandemia da poco dichiarata, lo stesso Montanaro spiegava che il via libera “è stato dato solo a quelle strutture in grado di rispettare tutte le condizioni poste, mentre le altre sono state sollecitate a farlo nel più breve tempo possibile ed ha citato in questo campo come la condivisione delle esperienze maturate giorno per giorno sia la migliore tra le scuole formative”. Ma torniamo alle benedette unità speciali di continuità assistenziale, cioè squadre di medici e operatori sanitari che dovrebbero entrare in azione sul territorio pugliese per l’assistenza a domicilio di quei malati Covid che non hanno bisogno di ricovero ospedaliero. Da aprile dovevano essere anche pronti i ‘kit’ di DPI per gli operatori di tutte le Aziende Sanitarie Locali pugliesi. Ciascuna squadra, sempre secondo gli impegni dai vertici sanitari, doveva ricevere nella fase iniziale un ‘kit’ di 5 tute, due visiere, due paia di occhiali, un centinaio di mascherine chirurgiche e cinquanta Ffp2 e un altro centinaio di guanti. “Dopo i corsi di formazione, completeremo la dotazione organica delle Usca – spiegava ad aprile sempre lui, Vito Montanaro – anche grazie alla programmazione con i comitati permanenti di ciascuna Asl. Dopodichè porteremo a regime le attività”. “Nella Asl di Bari – gli faceva eco il Dg, Antonio Sanguedolce – ci sono a disposizione centoventi medici. Presto trasmetteremo al dipartimento regionale il cronoprogramma per l’inizio delle attività, con le attivazioni e le sedi”. Sono trascorsi prima venti giorni, poi tre mesi e ora siamo a dicembre, ma delle unità speciali antivirus solo vagiti, per un parto in perfetto ritardo.

 

Francesco De Martino

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