Cultura e Spettacoli

Haberowski, alcool, sesso e solitudine

Quale personaggio Bukowski, quest’uomo disinibito e greve, anticonformista e antisociale, solitario e bisognoso d’affetto, scrittore tutt’altro che raffinato ma più vero di una sbronza o di una sveltina con la prima tipa capitata a tiro. Un uomo disordinato, un incontinente della bottiglia o del sesso. Un uomo trascurato, anche nell’aspetto. Da quest’ultimo punto di vista Alessandro Haber gli si avvicina molto per la perenne aria da naufrago che si porta addosso e per il sentire sofferto, sempre esplicitato nelle forme di un disagio goffo invece che  rancoroso ed esplosivo come nel caso dello scrittore statunitense. Ma chissà che dietro questa sorta di pudore non scalpiti una rabbia altrettanto detonante. Ciò farebbe di Haber la migliore espressione del lato soft di Bukowski, lo scontento per antonomasia, l’insofferente cronico che ritrovava (e solo brevemente) pace nel sollievo della carne appagata dal sesso o della mente annebbiata dall’alcool. Dopo aver scoperto, di recente e un po’ per caso, Bukowski, Haber ha deciso di dedicargli un omaggio. ‘Haberowski’ è reading ‘allargato’, nel senso che video proiezioni e musiche live amplificano il senso dello spettacolo (inatteso quanto efficace il supporto del duo elettronico Alfa Romero ; prezioso anche il contributo videografico di Manuel Bozzi). Sabato scorso l’omonimo tour dell’artista bolognese ha fatto tappa all’Anchecinema. Uno spettacolo dall’assetto un po’ rigido : Haber immobile davanti ad un leggio al centro della scena, declama e al termine di ogni frazione lascia andare a terra il testo interpretato. Intorno, un buio un po’ ossessivo. Ma ci può stare, giacché ispira l’idea di un clochard, bevuto, che sotto la luce di un lampione si lagna, aggredisce il mondo, consegna al vuoto schegge di saggezza. Haber spesso interpreta il testo cantando, anzi, canticchiando, senza lucidità, senza prendersi sul serio, con autoironia. Ne consegue una visione stranita delle poesie e degli scritti di Bukowski che avvicina l’assieme ad una blasfema e blandamente irosa messa cantata. E l’idea del soliloquio d’un barbone a sera, in una strada di periferia, solo e in definitiva nemmeno così tanto bisognoso di compagnia, si fa più forte a misura che Haber (che bravo) negli stacchi accende sigarette e consuma cicchetti. Uno spettacolo pregevole anche perché ben costruito, per quanto troppo incentrato sul’interprete. Si sarebbe potuto raccogliere ancora con un disegno luci più vasto e allargando lo spazio riservato all’aspetto videografico. Degne di nota, al termine, le lodi che Haber ha pubblicamente rivolto al coraggio di chi ha voluto e conduce l’Anchecinema. – Prossimo spettacolo in cartellone, sabato 14 aprile con ‘Sparla con me’, di e con Dario Vergassola.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 27 Marzo 2018

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