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Hèléne, l’ombra e la musica

‘Variazioni su un tema originale, op. 36’ è il titolo di una composizione musicale comunemente nota come ‘Variazioni Enigma’ scritta da Edward Elgar tra il 1898 e il 1899. L’opera comprende un tema principale e quattordici variazioni (ognuna delle quali dedicata ad amici dell’Autore). A proposito del mistero che riguarda il tema, il compositore inglese scrisse : “L’enigma resterà un enigma”. Il riferimento qui è ad altro tema guida, “più ampio e che percorre tutto il lavoro, senza essere mai suonato per intero : come in alcune pièces teatrali, il personaggio principale non è mai in scena”. L’enigma è rimasto tale, malgrado le più disparate interpretazioni (alcuni hanno voluto riconoscervi l’inno nazionale britannico,  altri ancora la sinfonia ‘Praga’ di Mozart, mentre di recente è stata formulata la teoria secondo la quale il tema sarebbe la trasposizione musicale del pi greco). Intorno a questo spunto ha preso vita di “Hèléne, variazioni da un enigma”. In questo intrigante intreccio Abel Znorko, un Nobel per la letteratura, che vive su un’isola dei mari del nord e che intrattiene da anni un intenso rapporto epistolare con la donna amata (Hèléne), viene raggiunto da Erik Larsen, un giornalista incaricato di intervistarlo. Nel corso dell’intervista poco a poco viene il luce il segreto che lega Znorko alla donna. Ma ben altra sorpresa è in agguato per lo scorbutico scrittore… Assente ma onnipresente nelle parole dei due uomini, Hèléne è il fulcro intorno al quale gira un’amara beffa dal raffinatissimo colore psicologico. Messo in scena dalla compagnia Tiberio Fiorilli  “Hèléne, variazioni da un enigma” è in cartellone al Duse, dove resterà sino alla fine di questa settimana. Lino De Venuto e Leo Lestingi, rispettivamente Znorko e Larsen, costituiscono una coppia di buon affiatamento e ben variegata. All’esuberanza tagliente del primo corrisponde la pacatezza sottilmente perfida del secondo. Due malvagi? Piuttosto due deboli d’opposta cifra, le cui storie s’incrociano per l’effettiva durata dello spettacolo (novanta minuti) prima di divergere, e senza che i due escano redenti dalla ruvida prova. Nella scena disegnata da Valeria Pinto, i due interpreti si muovono sempre in sintonia con lo’spartito’ drammaturgico. Il gesto ha qui una sua musicalità che prescinde dai frequenti richiami’elgariani’ e che l’ombra di Hèléne paluda di bruno. E il pensiero torna alle parole di Elgar : Il personaggio principale non è mai in scena… Un lavoro ben fatto, che prende e non stanca, malgrado il debordare del testo. Molto buona l’accoglienza della platea.

Italo Interesse

 

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