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Hidalgo e scudiero, come artisti di strada

La storia della letteratura è piena di coppie celebri : Romeo e Giulietta, Sherlock Holmes e il dr. Watson, Reneé e Paloma (le protagoniste de ‘L’eleganza del riccio’ di Muriel Barbery)…. Quella meglio riuscita reca la firma di Miguel de Cervantes. Pur lontani per carattere ed estrazione sociale, Don Chisciotte e Sancho Panza sono lo Yin e lo Yang, si compenetrano, si integrano, si equilibrano, l’uno esiste in funzione dell’altro. I primi a percepirlo, e a pelle (avendone l’occasione), possono essere i bambini, i quali nell’eccentrico hidalgo e nel suo sgangherato scudiero individuerebbero un duo (tragi)comico di grandi prospettive. Perché allora non adattare per il teatro il capolavoro di Cervantes e servirlo ad una platea di bimbi e ragazzetti? L’idea, audace, è di Michele Bia, il quale la confeziona prima di affidarla (dirigendoli) a Flavio Albanese e Paolo Comentale. Nasce così una produzione Granteatrino che domenica al suo debutto ha riempito la Casa di Pulcinella e raccolto larghi consensi. Questo ‘Don Chisciotte e Sancho Panza’ – che si avvale dei burattini di Natale Panaro e delle scene e delle luci di Anna Chiara Castellano Visaggi – si distingue per il colore inatteso dei due sodali. Per tradizione Don Chisciotte viene presentato come un personaggio distante, enfatico ed esaltato. Flavio Albanese ne dà un ritratto diverso : il suo Don Chisciotte è certamente fuori di testa, tuttavia una certa vivacità fisica accompagnata da una sufficienza derisoria nei confronti di Sancho si sostituisce alla legnosa eleganza scolpita da Cervantes. Ne esce così un hidalgo abbassato di tono e incialtronito che sembra fare il verso al povero scudiero. Di contro, Paolo Comentale non snatura il proprio personaggio, tuttavia lo sgrossa, lo ingentilisce, sicché Sancho non dà più di pecoreccio, pur restando il fedele fessacchiotto che è, ingenuo e succube, ma non del tutto a digiuno di buon senso. Il contrasto generato da queste accentuazioni dovrebbe allontanare le due figure. Invece le avvicina e al punto da farne una coppia di animali da palcoscenico così coesa da non potersi individuare chi fa la spalla e chi il protagonista, dal momento che qui i ruoli s’intercambiano con disarmante disinvoltura. Così Albanese e Comentale evolvono di fatto in due artisti di strada, uniti da un lungo sodalizio, che tra gag ripetute cento volte e improvvisazioni (non escluse bonarie e vicendevoli frecciate fuori copione) si affannano per ingraziarsi un pubblico composito, nell’auspicio che esso alla fine si manifesti generoso. Ciò è palese nella ricerca dell’interazione con la platea. La risposta, che non manca, si fa in alcuni momenti  tumultuosa. Buon segno. Nell’insieme, una messinscena ben riuscita anche per la ricchezza del movimento scenico.

Italo Interesse

 

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