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“Ho fermato l’attività dei miei ragazzi, prima del tempo. Sogno di vedere in B, Reggina & Bari”

‘Restate a casa’ è il messaggio che in questi giorni ci stiamo sforzando di far passare, anche attraverso le interviste raccolte ad ex calciatori, tecnici e protagonisti di un calcio di una volta, più romantico, senza voler compiere confronti con quello odierno, anche perché le priorità di tutti sono quelle che si ritorni alla normalità, cosa molto difficile anche quando sarà sconfitto il ‘Covid19’ l’Economia italiana, ne esce ed uscirà segnata profondamente. Tuttavia, ieri, abbiamo realizzato un’intervista prima che ad un ex’ calciatore, Nicola Diliso, ad un imprenditore che al termine del suo percorso da giocatore ha rilevato il 100% delle quote dell’A.S.D. Palese e l’ha trasformata nella sua creatura ASD Diliso Scuola Calcio Palese, oggi anche affiliata al progetto Ssc Bari Generation che vede a capo, Marcello Sansonetti. L’ex terzino ha vestito diverse maglie nella sua carriera, ma con le maglie di Vicenza e Cagliari ha giocato in ‘A’ ed affrontato anche il Bari che nonostante fosse barese, non ha mai avuto la possibilità di giocarvi, se non quella di allenarvi il settore giovanile, in particolare i ‘Giovanissimi Provinciali’ voluto fortemente da Guido Angelozzi, sua vecchia conoscenza quando era stato un suo calciatore nel Catania dell’ex presidente Luciano Gaucci. Tra le squadre del sud ha vestito anche la maglia del Martina Franca ed ha chiuso la carriera tra Bisceglie e Bitonto, prima di intraprendere la carriera da tecnico ed imprenditore nel mondo del calcio.

Il tuo messaggio sul Covd19. Da imprenditore e titolare dall’Asd Palese Scuola Calcio Diliso, sei stato tra i primi a chiedere di restare a casa ai tuoi ragazzi, contrariamente a quanto hanno fatto le alte sfere del Calcio, dove si è giocato sino all’8 marzo. Ritieni che le istituzioni si siano mosse tardi? Dicci la tua.

Difficile parlare di calcio in questo momento. Le priorità sono altre. Però, si a prescindere dallo sport e dal calcio, si è deciso di fermarsi quando l’epidemia si era già diffusa a macchia d’olio. Abbiamo peccato di grave superficialità e sono morte molte persone, e molti ne continuano a venire a mancare ogni giorno. Siamo in uno Stato di guerra con un nemico che i rimedi che abbiamo per sconfiggerlo, sono quelli di restare a casa ed invece, si vede la calca fare la spesa e gente che ogni giorno va. Gente, che magari non usciva il cane ed adesso ne vedi tantissimi in giro e magari, anche più familiari. Lo Stato sta rispondendo che sta denunciando chi disattende le norme, perché così davvero non ne usciremo. Tornando al calcio, bisognava intervenire più tempestivamente. Noi, come società sportiva dilettantistica che pratica attività di base ed agonistica, non appena sono arrivati i comunicati dalla Federazione, ho chiamato uno ad uno tutti i genitori e tecnici, e detto loro che la soluzione migliore era quella di sospendere le attività a data da destinarsi. Io sono un tecnico e vivo per la mia Scuola Calcio, ma ho a cuore la salute dei miei atleti. Sebbene all’inizio il decreto non fosse così restrittivo, e con tante precauzioni si sarebbe potuto giocare un altro po’, ho preferito così ed imposto che rimanessero tutti a casa per il bene comune. Il calcio che vivo io, è fatto di abbracci e socialità tra tecnici ed i bimbi, la vittoria non solo meramente sportiva ma ci deve essere il contatto fisico, lo scontro di gioco, come avrei mai potuto chiedere ai ragazzini di allenarsi separatamente e mettere comunque a repentaglio la loro salute?! Ripartiremo più forti di prima, di questo ne sono certo e faremo una grande festa, ma soltanto quando ci sarà la possibilità e la sicurezza. Prima la salute nazionale”.

Dopo la trafila nell’ASD Palese hai esordito nel Bisceglie nel 1992 e sei rimasto fino al 1996, per poi approdare al Giulianova, squadra che ti ha consentito di arrivare alla Reggina. Raccontaci?

Dopo il settore giovanile fatto con il Palese ho mosse i primi passi al Bisceglie, società che per ovvie ragioni sono ancora legato. A dodici anno sono stato venduto al Bisceglie e di lì a poco ho avuto la possibilità di giocare anche con la prima squadra. A soli quindici anni ho avuto tre convocazioni e la possibilità di andare in trasferta con la squadra, che all’epoca aveva un grandissimo professionista che ringrazio tutt’oggi, Pino Giusto, oggi responsabile di un’altra Scuola Calcio. La mia prima trasferta è stata ad Agrigento. Una volta che ho realizzato la mia prima presenza in quel di Sora nello stadio ‘Serracavallo’ grazie a mister Giorgini. Iniziai da centrale difensivo, poi fui spostato a terzino e sono rimasto per tutta la carriera giocando spesso anche avanzato e non tralasciando mai la fase difensiva, i contrasti e fermare in tutti i modi gli attaccanti avversari. Sono stato anche a Giulianova in C dove conquistammo la finale dei playoff, lì ritrovai mister Giorgini un grande esperto di calcio e tecnico.

L’esperienza alla Reggina con Franco Colomba che poi ti ha portato con sé al Vicenza dove hai fatto il tuo esordio in ‘A’ giocando da avversario con il Bari di Phil Masinga e Franco Mancini. Raccontaci di quelle annate e l’emozione che avrai avvertito, seppur d’avversario, nello sfidare la squadra della tua città?

A Reggio firmai il mio primo contratto da professionista a cifre importanti, ed avevo poco meno di 19 anni. Trovai un grandissimo tecnico Franco Colomba che l’anno dopo mi portò a Vicenza e lì ebbi la possibilità di esordire in ‘A’. la partita contro il Bari avvenne il 4 ottobre 1998 ed era soltanto la quarta giornata di campionato. All’andata, tanti parenti vennero da Bari che mi chiesero i biglietti, ma tutt’oggi conservo il dubbio ancora che erano venuti per tifare Bari piuttosto che per vedermi. Io feci una brutta entrata su Daniel Osmanovski ed ebbi il giallo. Fu una partita combattuta dove comunque meritammo la vittoria. Ricordo un Phil Masinga indiavolato, molto forte fisicamente ed un grandissimo Franco Mancini, insuperabile. Al ritorno fu protagonista di tante parare. Il Bari si salvò di tre punti dalla quartultima, noi invece arrivammo penultimi e retrocedemmo.

L’anno dopo a Cagliari sotto la guida di Tabarez prima e poi Renzo Uliveri, lo stesso tecnico che qualche anno dopo lasciò in tribuna Roberto Baggio, salvo ripescarlo e lo condusse in Coppa Uefa tramite l’Intertoto. Come ti sei trovato ed in quella stagione dove affrontasti di nuovo il Bari?

A Cagliari ho avuto nuovamente la possibilità di confrontarmi con il palcoscenico della A. Un campionato molto livellato dove c’erano formazioni fortissime, dalla Lazio di Cragnotti che vinse lo scudetto alla Juve, Milan imbattibile in Europa. Aver avuto la possibilità di sfidare campioni del calibro come Francesco Totti, sono storie da raccontare. A Cagliari, arrivò Tabarez, già affermato, ma che conosceva ancora poco la lingua italiana ed aveva qualche difficoltà, e nonostante trasmettesse una grande carica, dopo pochissime giornate a causa di una sconfitta contro la Lazio troppo superiore, fu sollevato dall’incarico. Arrivò Renzo Ulivieri, a capo da diversi degli Allenatori italiani. Lui è un maestro di calcio. Confermo, quello che si dice che avesse molta personalità, non c’ero in quel Bologna con Roberto Baggio e non posso giudicare le motivazioni che lo spinsero ad escludere, seppure per una partita il ‘Divin Codino’. A noi, giocatori del Cagliari, ha lasciato un buon ricordo e l’anno dopo ripartimmo dalla B. Con il Bari all’andata in casa eravamo in vantaggio di due reti, poi sempre lui lo svedese Osmanovski fece doppietta ed a quattro minuti dalla fine, loro in superiorità numerica per via dell’espulsione di O’Neil, chiusero la partita con Davide Olivares, ricordo su tutti che in quel Bari c’era Marco Perrotta, divenuto Campione del Mondo in seguito, ma anche Antonio Cassano ragazzino, Bellavista, Daniel Anderson che segnò nella gara di ritorno, alla fine loro si salvarono di un punto dalla quartultima, noi retrocedemmo con anticipo, nonostante un buon organico.

Dopo la stagione 2001/2002 nel Crotone hai trascorso due anni nell’Hellas Verona, uno da riserva in A e l’altro in B, prima di approdare a Catania voluto dal direttore sportivo dell’epoca Guido Angelozzi, il quale ti ha voluto a fine carriera come allenatore delle giovanili del Bari. Che ricordi conservi di quell’esperienza con gli etnei e del periodo in biancorosso da tecnico?

A Verona ho giocato meno ma ho vissuto comunque due stagioni importanti pe ril mio percorso di maturità sebbene siano state intervallate dall’esperienza al Crotone dove segnai anche un gol. A Catania, mi portò l’allora direttore sportivo Guido Angelozzi, era un Catania molto forte, che avrebbe a mio avviso meritato ben oltre il nono posto della serie cadetta. Come presidente c’era il vulcanico Luciano Gaucci, e cambiammo allenatore, nella seconda parte ci fu Stefano Colantuono che mi fece giocare molto ed in quel Catania c’erano giocatori come Mascara, Guglielmo Stendardo, Oliveira, era una serie ‘B’ paragonabile ad un A2. Lo stesso Guido Angelozzi, ero già tecnico da qualche anno, mi volle alla guida dei giovanissimi provinciali, avevo già creato la mia Scuola Calcio, ma dopo il fallimento dei Matarrese, ritornai ad occuparmi della mia creatura che stavo trascurando. Oltre a Gaucci, come presidenti vulcanici ho avuto Cellino, ma sono grato anche al Bisceglie e Bitonto dove ho avuto la possibilità di chiudere la mia carriera. Non nascondo che avrei potuto continuare a giocare ancora per qualche altro anno, ma la mia testa era già proiettata a diventare tecnico, anzi vi svelo che avrei potuto fare il secondo anche di Franco Colomba, ma ho preferito restare nella mia terra e fondare la Scuola Calcio, di cui ne vado orgoglioso, dove siamo partite in poco più di sessanta ragazzi e oggi ne sono circa 300, con esperienze a fine stagione fuori dalla Puglia, di spessore e di crescita per i ragazzi”.

 

 

Sei stato anche in altre piazze del sud come Avellino. Ma nella tua prima esperienza a Pescara, hai avuto come tecnico Maurizio Sarri con mister Vincenzo Vivarini suo stretto collaboratore. Vedi parallelismi tra Maurizio Sarri e mister Vincenzi Vivarini?

A Pescara ho vissuto tre stagioni la prima sotto la guida tecnica del maestro Maurizio Sarri. Capisco perché a Napoli era soprannominato il ‘Generale’, perché studiava tutto nei minimi termini, lì ho collezionato sotlanto tre presenze, ma ho imparato tantissimo. Curava ogni dettaglio, i calciatori sapevano ogni metro dove dovessero stare e tutto dell’avversaria. Poi vinci o perdi, tu davi il massimo. Forse, in quel Pescara un po’ più spensierato quello il suo compito gli andava anche stretto, ma avevo intravisto in lui le doti che l’hanno portato a vincere con il Chelsea e fare del suO Napoli, il miglior calcio. Oggi alla Juve, sta trovando la quadra, mad prima della sospensione, è ancora primo in classifica ed i n corsa su tutti e tre i fronti. Con lui ricordo benissimo c’era mister Vincenzo Vivarini, che si vedeva avesse la stoffa per diventare il tecnico di oggi. Il Suo Bari ha sette vita e l’ha rigenerato, dal suo arrivo, chissà che se si fosse trovato dall’inizio al posto di un Cornacchini, bravo ma non idoneo per vincere il campionato e reggere le pressioni di una piazza molto esigente, a quest’ora il Bari non era  a pari merito con una Reggina mostruosa.

  
Se dovesse riprendere il campionato di Lega Pro dove collochi il Bari?

Sono secondi in classifica ed imbattuti da quando è arrivato Vivarini, autori di sei vittorie in casa, il pubblico entusiasta, c’è poco da rimproverare anche i pareggi di fila, fanno parte del percorso di crescita. Anche se il distacco dalla Reggina è importante, avendo giocato con la Reggina ed essendone anche tifoso, sogno di vedere bari e Reggina assieme in B. Sono sicuro che mister Vivarini anche se dovesse giocarsi il finale ai playoff, sarà all’altezza della situazione, come Sarri suo maestro, la cura maniacale dei particolari e la qualità dei suoi giocatori faranno la differenza, trascinati dalla tifoseria barese”.

La tua gioia, mister, sono i tuoi bimbi e ragazzini che non vedi l’ora di tornare ad insegnare calcio.

Infatti oltre ai tanti tecnici dai quali ho imparato, sono grato ai secondi che poi oggi sono allenatori affermati, Vivarini già menzionato e Marco Baroni. Con la Prima Squadra, è sicuramente diverso e devi essere più diretto. Con i ragazzini ci sono altre metodologie, per fasce di età, devi rapportarti con modo e farli divertire giocando a calcio, non insegnando soltanto la tecnica. La mia Scuola Calcio Asd Diliso, composta da tecnici efficienti ed uno staff che cura tuti gli aspetti, ma che mette al primo posto l’umanità e la socialità”.

Marco Iusco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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