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“Ho perso l’ottanta per cento del fatturato”

“Perso l’ottanta per cento del fatturato”: lo dice al Quotidiano, Saverio Veronico, fioraio, titolare di un avviato e noto esercizio a Japigia. Il settore della vendita di fiori e piante è duramente travolto dalla pandemia.

Signor Veronico, il vostro settore come vive questo momento?

“Molto male, perso l’ottanta per cento del fatturato, almeno per quanto mi riguarda. Già dopo il primo lockdown eravamo stati travolti, gettammo letteralmente fiori e piante, sorpresi dall’ evento e dai provvedimenti del governo. In strada cammina meno gente, non si fanno eventi e questo si riflette in modo negativo. Io copro eventi quali sposalizi, comunioni, battesimi, lauree con i relativi adorni. Nel 2020, su 70 matrimoni in agenda, ne ho potuti portare a termine appena 15, tra agosto e settembre. Inoltre i ricevimenti adesso non si possono fare e quando era possibile, con sale ridotte e questo automaticamente assottigliava la quantità dei fiori da adoperare. Un disastro. Aggiungo che la mia ditta fa addobbi ed allestimenti per vetrine e generalmente negli altri anni già i commercianti ordinavano quelli natalizi. Ora è in gran parte fermo per l’incertezza”.

Vendite cimiteriali?

“Anche quelle relative ai funerali, vista la sospensione delle liturgie, ha avuto un netto calo. I parenti non hanno ordinato la corona o il cuscino per il defunto, inoltre per strada cammina poca gente e le vendite occasionali sono crollate. Facciamo qualche cosa a domicilio”.

Il governo?

“Non ci ha aiutati nel modo sperabile. Ho avuto i famosi 600 euro in ritardo, ad agosto, come mia moglie e la cassa integrazione dei dipendenti a settembre, ho 4 persone che lavorano”.

Stesso quadro di sconforto dal fioraio Petrolla, firma nel settore a Bari a via Calefati: “Tutto fermo, poca gente in strada. Facciamo qualche cosa con i clienti abituali, ma il grosso non gira, essendo fermi gli eventi. Lo Stato? Per il governo non esistiamo, non ci ha considerati. Siamo stanchi”.

Bruno Volpe

 

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