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I bambini vogliono vivere

Sta facendo discutere l’iniziativa di Luigi Di Fiore, primo cittadino di Rignano Garganico che ha fatto affiggere cartelli stradali che invitano gli automobilisti ad abbassare la velocità a trenta chilometri orari all’interno del centro urbano data la presenza per strada di bambini intenti a giocare. Chi immagini però frotte di piccoli che inseguono un pallone, che saltano la corda, fanno evoluzioni su skateboard, leggono libri o giocano come una volta si giocava per strada, rimarrebbe deluso. L’ultimo censimento, che risale al 2011, indica in 2200 abitanti la popolazione di questo paesetto che sorge a 560 metri di quota sulle pendici del Gargano a 39 chilometri da Foggia. Nel 1981 a Rignano vivevano 2546 persone. Nel 1961 erano 3328… Il tasso di natalità degli ultimi anni è fermo a 3,5 bambini. Anche Rignano Garganico sta morendo. Il fatto, eccezionale, che alla fine di quest’anno il numero di nati sarà salito a quota 18 non segnala alcuna inversione di tendenza. Il caso Rignano è emblematico di un Mezzogiorno che, al di là di città metropolitane e grossi centri, si presenta frazionato in una miriade di piccoli borghi arroccati in cima ad alture faticose da raggiungere. Paesetti fuggiti dai giovani, tagliati fuori dalla grande comunicazione, economicamente decotti. A Rignano gli agenti di commercio sono merce più rara di quella che piazzano. I pochi negozi aperti sono legati ai bisogni alimentari e allo svago (bar, piccola ristoriazione-pizzeria). A parte questo, sono presenti – dicono – un emporio di articoli vari (casalinghi e varie), un negozio di abbigliamento, due tabaccai di cui uno con edicola, una cartoleria e un negozio di materiale informatico. Troppo poco per credere nel futuro, malgrado il potenziale turistico. Perché nonostante un centro storico meritevole d’attenzione, la vicinanza del Parco archeologico di Grotta Paglicci e la possibilità di un ‘albergo diffuso’ a tutto il borgo antico stante l’alto numero di case inabitate, l’insieme non arriva a compensare i danni prodotti nel tempo da un’emigrazione sistematica, protrattasi dai primi del Novecento ai giorni del boom economico. Fenomeno sociale doppiamente dannoso giacché oltre a strappare braccia all’agricoltura e alla pastorizia (uniche risorse storiche del territorio), non ha prodotto alcun ritorno culturale. Gli emigrati tornano solo in estate e per una quindicina di giorni al massimo, per cui tutto l’anno a Rignano latitano biblioteche, circoli culturali, strutture per la formazione dei più giovani. Vero è pure che di recente si sta assistendo al ripopolamento delle campagne ad opera degli immigrati che nelle stesse si sono insediati con le famiglie. Basterà? Pensare però che il futuro di Rignano Garganico è legato alla tenacia e alla laboriosità di 181 stranieri (ISTAT 2010), in maggioranza romeni e albanesi, mette malinconia piuttosto che infondere ansia. In definitiva, la ‘tenera’ e anche nobile iniziativa del primo cittadino di Rignano Garganico ha il sapore dell’ultimo gesto, dell’ultimo segnale di vita che prelude alla fine . E quello di Rignano è solo un esempio

Italo Interesse

 

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