Cultura e Spettacoli

I baresi “rubarono” le ossa di San Nicola e le portarono in città. È davvero andata così?

Intervista con padre Antonio Calisi sacerdote cattolico di rito ortodosso bizantino

 

Spesso a Bari si sente dire quasi con orgoglio che i baresi “rubarono” le ossa di San Nicola e le portarono in città. È davvero andata così? E, se fosse vero, gli ortodossi dovrebbero sentirsi derubati e offesi? Ecco il tema di una interessante intervista di padre Antonio Calisi sacerdote cattolico di rito ortodosso bizantino. Vera questa idea?

 

“Questa è una percezione molto diffusa, ma storicamente semplificata. Le fonti orientali che possediamo – greche e slave – raccontano la traslazione del 1087 in modo molto diverso da come viene spesso immaginata. Non emerge affatto l’idea di un furto sacrilego, e soprattutto non risulta alcuna indignazione da parte delle comunità cristiane dell’Oriente.”

 

Quali sono le fonti che ci aiutano a ricostruire l’evento?

 

“Una delle principali è il testo greco attribuito a Niceforo, una testimonianza diretta e preziosissima. È particolarmente importante perché riflette il punto di vista dei cristiani orientali contemporanei ai fatti.

Inoltre abbiamo la Leggenda di Kiev, una fonte slava redatta pochi decenni dopo. È significativa perché mostra come la notizia della traslazione si fosse diffusa rapidamente in tutto il mondo cristiano orientale: greco, slavo e oltre.”

 

E cosa dicono queste fonti sul tono dell’evento?

 

“Sorprendentemente, nessuna di queste fonti esprime rammarico, polemica o condanna nei confronti dei latini. Anzi: le narrazioni orientali descrivono l’arrivo delle reliquie a Bari come un evento voluto da Dio, accompagnato da segni miracolosi e accolto positivamente anche dall’Oriente. Questo è un dato storico fondamentale.”

 

Dunque l’Oriente non percepì la traslazione come un furto?

 

“No. E questo perché, nella mentalità medievale, i santi sono “presenze vive”, capaci di muoversi dove la provvidenza li chiama. Se san Nicola giunge a Bari, significa che egli stesso lo desidera. E c’è un altro elemento importante: nel 1087 Bari era ancora profondamente bizantina. La popolazione parlava greco, le liturgie erano bizantine e la cultura latina comincerà a prevalere solo secoli dopo. Agli occhi dei cristiani orientali, Bari non era affatto un luogo estraneo”.

 

Le liturgie orientali sembrano confermare questa interpretazione.

 

“Esatto. La liturgia bizantina slava celebra la Traslazione come una festa liturgica da tempi antichissimi. Il testo Ufficio per la Traslazione delle reliquie di San Nicola – tradotto da padre Gerardo Cioffari o.p.– presenta l’evento come un atto di provvidenza. Si parla del viaggio come di un passaggio dall’Oriente all’Occidente che “santifica il mare” e “riempie Bari di grazia”. È un linguaggio che non lascia spazio a sospetti o risentimenti.”

 

Può farci qualche esempio concreto dal testo liturgico?

 

“Certo. Vi si legge: “Per mare fu il tuo viaggio… dall’Oriente si recarono in Occidente, conducendo il Signore di tutti, o Nicola glorioso.” In un’altra parte si proclama: “Il mare è rimasto santificato al tuo passaggio, e la città di Bari per te si è riempita di grazia.” O ancora: “La città di Bari ha accolto il tuo corpo… è per noi festa luminosa.” Tutti questi passaggi mostrano chiaramente che per l’Oriente la traslazione non fu una spoliazione, ma un dono divino”.

 

E la frase “Per volere di Dio… giungesti alla città di Bari”, che cosa ci dice dal punto di vista storico?

 

“Rivela un tratto tipico della mentalità medievale: gli avvenimenti importanti, soprattutto se legati ai santi, non sono attribuiti all’iniziativa degli uomini, ma alla volontà di Dio. Gli “uomini devoti” che trasportarono le reliquie sono descritti come strumenti della provvidenza, non come pirati o saccheggiatori. E il santo stesso è visto come protagonista attivo del viaggio. Non viene “portato via”, ma “si reca” dove vuole”.

 

Dunque, secondo lei gli ortodossi di oggi dovrebbero sentirsi offesi?

 

“Assolutamente no. Le fonti orientali medievali non esprimono alcuna indignazione. Anzi, celebrano l’evento liturgicamente da mille anni. C’è un dato decisivo: se per gli ortodossi medievali la traslazione era un furto, perché mai l’avrebbero celebrata come festa sacra? La risposta è evidente: non la percepivano come un furto, ma come un intervento provvidenziale di Dio.”

 

Bruno Volpe


Pubblicato il 5 Dicembre 2025

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