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I cavalli ciechi del Gargano

Verso la fine degli anni sessanta, Elio Piccon, già reduce dal successo di L’antimiracolo’, un toccante documentario sulla vita della gente di San Nicandro Garganico, tornò da noi per girare altri cortometraggi. Uno di questi s’intitola ‘Cavalli ciechi’. In questi cinque minuti di pellicola il regista ligure filma l’attività degli ultimi ‘traboccanti’. Costoro erano così chiamati per il fatto di praticare la pesca coi trabucchi, macchine da pesca consistenti in piattaforme lignee costruite nei punti più prominenti ed elevati della costa e fornite di lunghi bracci (antenne) protesi verso l’acqua. Le antenne sostenevano una rete che, immersa in acqua, attendeva il passaggio dei pesci. Quando il ‘segnalatore’ dava l’allarme, gli altri traboccanti azionava un argano e la rete veniva tirata su. Divenuta sempre meno redditizia, la pesca col trabucco non si pratica più da quasi cinquant’anni. Ciò rende particolarmente prezioso ‘Cavalli ciechi’. L’opera di Piccon ha la caratteristica di trasmettere un senso di capolinea, di fine corsa, di vicolo cieco. Nella ripetutamente sottolineata stanchezza di questi uomini è percepibile la sensazione d’aver fatto il proprio tempo. Opportunamente la regia si sofferma su sguardi impotenti rivolti al mare, attraversato da potenti pescherecci a motore : Il progresso, il futuro e il pane sono là, irraggiungibili. E’ troppo tardi per voltarsi da pescatori ‘di terra’ in pescatori di mare. Non resta perciò che rassegnarsi all’attesa, nella speranza (spesso frustrata) di un branco di pesci grosso abbastanza da giustificare tanto silenzioso sacrificio. Attesa su cui Piccon si sofferma indugiando su questi corpi seminudi esposti al sole, immobili, accucciati come bestie sul tavolato del trabucco, Poi improvvisamente risuona il richiamo della vedetta (sistemata in precario equilibrio alla punta di un braccio) e i traboccanti si scuotono dal torpore, accorrono agli argani. Comincia il breve, stremante lavoro di sollevamento della rete. Bisogna far presto se si vuole evitare che il pesce sfugga a questa trappola impropriamente chiamata trabocchetto, da cui ‘trabucco’. Ingobbiti nello sforzo, simili a forzati addetti a macine, gli uomini spingono con tutta la loro forza (vedi immagine). L’immagine è sconsolante, dà di ‘vinti’. E più che al Verga, la memoria corre a quei cavalli che, bendati all’altezza degli occhi, un tempo si usava far girare in tondo intorno alle mole dei trappeti. Erano chiamati ‘cavalli ciechi’, e non a torto, poiché ciechi di fatto. Benché in grado di vedere, quelle povere bestie erano bendate allo scopo di non essere distratte dal movimento dei lavoranti e di ‘concentrarsi’ soltanto sull’esercizio muscolare. E ancora bendate, a lavoro finito, venivano riportate nelle stalle, dove la benda non veniva sciolta, affinché si abituassero a quell’oscurità, così proficua sul piano del rendimento commerciale. Quando infine diventavano così vecchi da non spingere più a sufficienza, ancora ‘ciechi’, i cavalli venivano condotti al mattatoio.

Italo Interesse

 

 

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