Codacons: dove sono finiti i fondi contro il dissesto idrogeologico?
28 Novembre 2019
Francesco Corsinelli: “Serve un’immediata reazione, più punti possibili sino alla sosta”
29 Novembre 2019

I dipendenti comunali chiedono chiarezza sulla Cassa Prestanza

Ci sono più ombre che luci sulla “Cassa Prestanza” dei dipendenti del Comune di Bari che dal 1924 svolgeva un utile e spesso anche apprezzato servizio di previdenza complementare a sostegno di coloro che, iscrivendosi, sottoponevano volontariamente il proprio stipendio mensile ad una trattenuta aggiuntiva del 3% in cambio di un’indennità suppletiva, da percepire al termine dell’attività lavorativa, oltre che alla possibilità di accedere, durante l’arco lavorativo alle dipendenze dell’Amministrazione barese, a prestiti a tasso di favore da restituire in rate mensili scomputabili sempre dallo stipendio comunale. Infatti, tale importante “Cassa” previdenziale complementare da qualche anno, ormai, non è più in grado di adempiere alla funzione per cui fu istituita, avendo già da tempo flussi di cassa praticamente insufficienti a far fronte annualmente a tutti gli obblighi statutari e regolamentari maturati a favore degli iscritti che, con il pensionamento, cessavano il proprio rapporto lavorativo con il Comune. In altri termini, la gestione della “Cassa Prestanza” già da  anni si presentava deficitaria, tanto che negli stessi periodi riusciva a rimborsare il maturato ai  pensionandi  solo grazie ad un sostanzioso contributo annuale di 500mila Euro che di volta in volta il Comune elargiva dal proprio Bilancio all’istituto previdenziale complementare interno. Elargizione – come è  noto – interrottasi improvvisamente nel 2016, a seguito di un intervento chiarificatore della Corte dei Conti, che ha sostanzialmente censurato tale sostegno economico, in quanto la “Cassa” è a tutti gli effetti un “soggetto” giuridico di natura privatistica, benché sottoposto a controllo pubblico. Ossia della stessa Amministrazione comunale, essendo per statuto il Sindaco pro-tempore, o un suo delegato, a rappresentarla legalmente. E, quindi, a gestirla a tutti gli effetti. Ma proprio l’improvvisa  mancata possibilità di continuare ad erogare da parte del Comune il predetto sostegno è stata la causa scatenante delle secche in cui si è arenato lo storico istituto di previdenza integrativa dei dipendenti comunali baresi. Infatti, da quando non è stato più possibile elargire l’innanzi detto contributo, l’ordinaria attività della “Cassa Prestanza” si è praticamente arenata, incappando in tutte le vicissitudini che anche questa testata giornalistica ha rappresentato in precedenti servizi. Dall’ultimo dei quali (pubblicato sull’edizione di giovedì della scorsa settimana) è emerso che la vertenza di tale istituto, che vede interessati non soltanto i circa 1200 dipendenti del Comune iscritti alla “Cassa” e  che ora rischiano non solo di non vedere più riconosciute le rispettive aspettative previdenziali, per le quali nell’arco di diversi anni di lavoro hanno concorso a mantenere in vita il predetto istituto, ma addirittura di non riceve più, forse, neppure la sorte capitale corrisposta alla “Cassa” a titolo di premio contributivo. Infatti, pare che sia la stessa Amministrazione comunale barese che miri a “tombare” la “Cassa Prestanza” anziché a “salvarla” per mettere in sicurezza i “diritti” degli iscritti con un opportuno e preciso piano di salvataggio, che risani l’importante e storico istituto previdenziale, riportando in equilibrio i conti dello stesso. Ed è questa presunta “non volontà” a salvare la “Cassa Prestanza” ad allarmare molti degli iscritti e di coloro che alla fine del loro rapporto di lavoro non hanno più ricevuto quanto dovutogli, a causa del dissesto in cui è finito negli ultimi tempi l’istituto. Infatti, alcuni degli interrogativi che taluni dipendenti comunali interessati dal problema “Cassa Prestanza” si pongono sono del tipo: “Come mai l’attuale Primo cittadino barese, Antonio Decaro, anziché nominare una Commissione d’indagine interna che approfondisca le cause del dissesto della “Cassa” e, di conseguenza, individui i correttivi da apportare per un suo salvataggio nell’interesse sia degli iscritti che del Comune stesso, possa invece pensare a cantare il ‘de profundis’ di essa?” Ma gli interrogativi sciorinati da taluni dipendenti comunali, amareggiati per la piega che la vicenda sta prendendo da tempo, nell’indifferenza anche della parte politica che più rappresenta il Comune, vale a dire il Consiglio comunale, sono diversi e tutti particolarmente allarmanti e preoccupanti per la situazione venuta a crearsi nelle vertenze in atto della “Cassa Prestanza”. Infatti, un altro degli interrogativi è: “Da quanto tempo ed a che titolo il Comune elargiva l’indebito(!) contributo alla “Cassa”, per evitare che andasse in default?” Ancor più raccapricciante è un altro interrogativo: “Chi e perché  vuole forse dismettere il servizio di ‘welfare’ offerto sin dal 1924 ai dipendenti comunali baresi?” Ed ancora: “Come mai l’Amministrazione Decaro sembrerebbe voler assecondare tale desiderio?” Domande, queste, che sicuramente sarebbero meritevoli di risposte. Però, in ogni caso, ancor più meritevole di risposta è certamente la necessità di chiarezza che la “vicenda” Cassa Prestanza del Comune di Bari richiede. E, forse, non soltanto per gli iscritti alla “Cassa”, che ora rischiano di rimanere a bocca asciutta finanche per i contributi versati, ma soprattutto per l’intera comunità cittadina che, anche alla luce di vicende a tinte fosche come quella della “Cassa Prestanza”, potrebbe verosimilmente chiedersi: “Ma a Bari in che mani siamo?”

 

Giuseppe Palella

619 Visite totali, 2 visite odierne

Condividi sui Social!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

shares