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I dubbi dei baresi sugli aumenti tributari dell’amministrazione Emiliano

Le giustificazioni del sindaco Michele Emiliano per aver aumentato, in soli otto anni di amministrazione, la pressione fiscale sui cittadini baresi in modo esponenziale, sono sempre le stesse. Vale a dire, attribuire la colpa dell’aumento dei tributi locali sempre ed unicamente al Governo nazionale che, riducendo i trasferimenti finanziari ai Comuni, costringe conseguentemente gli stessi ad aumentare le aliquote di imposte e tasse locali, per evitare una contrazione nei servizi ai cittadini. Questa è la tesi sostenuta dall’amministrazione Emiliano, ogni qualvolta la stessa ha aumentato i tributi comunali ai baresi. Sta di fatto, però, che ora a Bari in tanti non sono più convinti che detta giustificazione, puntualmente addotta dal sindaco Emiliano e, in particolare, dal suo assessore al Bilancio e tributi, Giovanni Giannini, possa essere totalmente vera. Infatti a Bari, dopo il recente aumento del 30% della Tarsu, la tassa per i rifiuti solidi urbani, e la reintroduzione dell’imposta sugli immobili anche sulla prima casa, l’Imu, molti baresi non sono affatto convinti che le cause della elevata pressione fiscale a livello cittadino siano esclusivamente attribuibili al Governo nazionale che, riducendo i fondi statali  ai Comuni, di volta in volta ne allarga le facoltà impositive. Infatti – secondo alcuni di questi baresi dubbiosi – i sospetti sorgono proprio dalla lettura di alcune voci del bilancio comunale raffrontate negli anni di gestione del sindaco Emiliano. Dati che – sempre secondo gli stessi cittadini –  darebbero adito ad interrogativi di varia natura sia sulla virtuosità e parsimonia con cui è stata gestita ultimamente la finanza comunale a Bari, che  per gli incrementi tributari delle entrate, essendo questi ultimi spesso di gran lunga superiori alle riduzioni dei trasferimenti finanziari effettuati nel tempo dal Governo centrale. E, per rendere meglio l’idea su tali dubbi, c’è chi si chiede se gli incrementi di entrate, dovuti agli aumenti applicati dal Comune per le diverse imposte e tasse locali, siano state sempre pari alle somme effettivamente decurtate dallo Stato nei trasferimenti delle risorse finanziarie annuali all’ente. Dubbi che, per quanto riguarda i tagli effettuati ultimamente dal governo Monti, a detta di qualche bene informato, sarebbero più che fondati. “Infatti – sostiene lo stesso – per il Comune di Bari l’abbattimento di entrate dovuto ai tagli del Governo si aggirerebbero intorno a 54 o 55 milioni di Euro, mentre la previsione d’incremento di tributi locali ammonterebbe complessivamente a circa 86 milioni di Euro”. E, poi, continuando il solito bene informato chiarisce: “ Quest’ultimo importo riverrebbe principalmente dal 30% in più per la Tarsu, deciso di recente dall’amministrazione Emiliano, e dall’Imu sulla prima casa, introdotta da Monti, oltre che dal maggior gettito della stessa imposta riveniente dall’ aumento di circa il 60% delle rendite catastali di tutti gli immobili ed alla contestuale maggiorazione delle aliquote Imu, stabilite sempre dal Comune, rispetto alle precedenti aliquote Ici. Inoltre, vi sarebbero pure gli aumenti delle aliquote di altri balzelli locali”. In altri termini, se tali stime fossero esatte, l’amministrazione Emiliano avrebbe approfittato dei tagli effettuati dal Governo nazionale e della possibilità contestuale di aumentare i tributi locali, per fare cassa e recuperare dalle tasche dei contribuenti baresi circa 30 milioni di Euro in più di quanto ricava complessivamente, in precedenza. Una maggiore entrata, quindi, per il Comune, che sarebbe frutto di un’elevata pressione fiscale locale e che, evidentemente, sarebbe stata sicuramente più contenuta, se l’amministrazione Emiliano si fosse limitata ad applicare più modesti aumenti di aliquote. Il dato dei 30 milioni di Euro di ricavi in più del Comune, rispetto ai tagli subiti dallo Stato, se fosse vero sarebbe sicuramente un dettaglio molto preoccupante per i contribuenti baresi, considerata l’attuale situazione economica di disagio di gran parte dei cittadini, che sono fortemente penalizzati financo dall’aumentato costo della vita. Ma, anche se il dato del maggior ricavo fosse minore, l’indignazione e l’insofferenza dei baresi verso l’Amministrazione comunale non sarebbe da meno.

Giuseppe Palella         

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