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“I giovani vanno oltre la tempesta della pandemia e forse neppure ci pensano più”

Faticosamente, ma progressivamente i giovani vanno oltre la tempesta della pandemia e forse neppure più ci pensano, anche se in molti quella brutta parentesi ha lasciato postumi. Lo deduce in questa intervista al professor Paolo Crepet il Quotidiano. Lo abbiamo infatti intervistato a margine del Libro Possibile Winter di Valenzano dove il noto psichiatra ha presentato il suo libro edito Mondadori, “Oltre la tempesta”.

Professor Crepet, la tempesta è la pandemia: vero?

“Certamente, è stato un tempo molto brutto, ci ha colti impreparati e quando non ti aspetti un evento spesso la mente reagisce in modo imprevedibile. Naturalmente ci sono stati effetti gravi, ma per fortuna oggi i giovani stanno reagendo bene e molti quasi neppure ci pensano più. Cioè sono lanciati e dico per fortuna, verso altre sensazioni e altre mete. Per gli adulti certamente il problema è diverso. Specialmente chi è avanzato negli anni ha vissuto e ancora vive questo tempo con difficoltà”.

Ma che cosa è accaduto durante la pandemia?

“Ci sono state relazioni spezzate, un danno alla sfera dell’affettività. Vi è chi ha saputo reagire bene e chi invece ha avuto conseguenze negative, non a caso in quel tempo sono aumentati i disturbi da ansia, depressione, consumo di alcol e aumento di psicofarmaci”.

Ora la guerra…

“Penso che per i giovani avrà conseguenze, almeno per quelli che vogliono viaggiare ad esempio in Russia. Sapere che non potranno andare più a Mosca o San Pietroburgo a visitare belle realtà e una cultura di grande fascino, è triste”.

Lei spesso parla della crisi della famiglia. A che cosa si deve?

“La famiglia è entrata in crisi col boom economico ed oggi lo vediamo, con nuclei nei quali ciascuno va per la sua strada e ci si parla poco. Si tratta di un degrado che viviamo da molto tempo. Certamente non riguarda tutte le famiglie, esistono anche quelle sane, però una emergenza persino culturale esiste”.

E’ giusto che i genitori debbano dire dei no ai figli?

“E’ doveroso, non solo giusto. Un genitore è tale se fa rispettare delle regole come un buon vigile che al momento adatto, quando vede un trasgressore, eleva la multa. Quando il genitore nel nome di un falso buonismo non interviene con giuste e sagge punizioni, danneggia il figlio. Oggi spiacevolmente il confine tra bene e male è labile”.

Il bullismo dei giovani?

“La risultante della mancanza di regole e di civiltà di cui parlavo prima”.

Genitori che picchiano i maestri se rimproverano o mettono un brutto voto ai loro figli…

“Totale mancanza di intelligenza. Non capiscono che il brutto voto serve a far crescere il figlio”.

Bruno Volpe

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