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I megaliti nei canaloni

Da qualche parte si sostiene che la realizzazione del lungomare di Bari avvenne per mezzo di grossi blocchi rocciosi trasporti da Ceglie del Campo. Tali blocchi facevano parte della cinta muraria che avvolgeva l’antica Ceglie, la fiorente Kailìa dei Messapi, di cui l’allora misera Bari rappresentava la ‘marina’. La struttura, dotata di quattro porte, era a doppia cortina, realizzata con blocchi sbozzati di varie dimensioni alloggiati senza malta e con l’impiego di zeppe ; pietrame riempiva lo spazio fra le due cortine. Cosa resta di quell’opera imponente (cinque chilometri di lunghezza)? Nulla. Benché fino ai primi del Novecento – quando da tempo andava avanti lo smantellamento sistematico di un’opera difensiva diventata inutile  – fosse ancora possibile apprezzarne qualche traccia. Lo testimonia Vincenzo Roppo, uno studioso pugliese che negli anni Venti fu Ispettore Onorario di monumenti, scavi e belle arti : “In località Chiusa a cominciare dal margine della strada Ceglie-Canneto, si osservano blocchi delle fondazioni delle mura per un percorso di circa duecento metri sui quali corre una viuzza che si sperde nel terreno coltivabile. La stradina corre sullo spessore delle mura. L’esistenza di un largo muro demolito è qui testimoniata oltre che dalle fondamenta ancora visibili, anche dal dislivello di circa un metro esistente tra quelle che dovevano essere le fondamenta della cortina esterna del muro e il livello interno dell’antica città”. Ha dell’incredibile la leggerezza con cui in passato si saccheggiavano i monumenti storici per ricavarne materiale lapideo da utilizzare altrove. Che fine hanno fatto quei blocchi mastodontici, davvero sono stati impiegati per realizzare la massicciata su cui scorrono il nastro d’asfalto e il piano di calpestio del lungomare barese? Per ragioni economiche e di tempo, dunque di trasporto, ci pare più probabile che essi abbiano trovato utilizzo nella costruzione degli argini dei canali derivatori che avvolgono Ceglie. Tali canaloni si sviluppano all’interno degli alvei dei torrenti che anticamente scorrevano nelle lame La Fitta e Picone. Kailia, che  si levava sul leggero rilievo compreso tra le due lame, era dunque avvolta da corsi d’acqua i quali, per il fatto d’essere navigabili,  permettevano il trasporto delle merci sino al mare. Di qui le ragioni della ricchezza di questa città, ben testimoniata dalla ricchezza dei corredi funebri rinvenuti all’interno dei sepolcreti emersi qua e là. E che  continuano ad emergere, ma di nascosto all’Autorità archeologica. Purtroppo funziona così, oggi : appena una ruspa mette a nudo una tomba a camera, si sgraffigna il possibile e subito si seppellisce la scoperta sotto metri cubi di terriccio e calcestruzzo. Dinanzi alle ragioni economiche legate alla chiusura di un cantiere, le ragioni culturali hanno sempre la peggio.

Italo Interesse

 

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