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I parlamentari pugliesi del M5s penalizzati per i ministri nel Conte-bis

L’assegnazione delle poltrone ministeriali del neo-governo “giallo-rosso” vede i pentastellati pugliesi penalizzati rispetto alla precedente compagine governativa “giallo-verde” in cui la senatrice salentina Barbara Lezzi del M5S aveva ottenuto un posto da ministro per il Sud, mentre nell’attuale governo Conte-bis – come è ormai noto – nessuno dei parlamentari del M5S è stato preso in considerazione per un posto in Consiglio dei ministri e, quindi, per la guida di uno dei ventidue dicasteri di cui si compone il governo sorto dall’accordo tra M5s e Pd. “Eppure – ha esclamato, non senza ironia, qualche elettore pugliese pentastellato – la nuova compagne governativa conta tre posti ministeriali in più rispetto alla precedente!”. Infatti, nel precedente governo Conte i posti da ministro erano complessivamente 18 (comprese le figure tecniche di Moavero Milanesi e Giovanni Tria) e tra i 9 in quota al M5S figurava, per l’appunto, la pugliese Lezzi. Mentre nell’attuale compagine, pur essendo in totale 21 i ministri, di cui 10 in quota ai pentastellati, la rappresentanza parlamentare pugliese del M5S ha perso finanche l’unico che aveva nella precedente compagine di governo. Di contro il nuovo partner di governo del M5s, vale a dire il partito di Nicola Zingaretti, ha immesso nelle fila della propria rappresentanza governativa di primo livello ben due parlamentari pugliesi, Francesco Boccia agli Affari Regionali e Teresa Bellanova alle Politiche agricole e forestali. Stando così i fatti, lo stesso elettore pugliese del M5S si è chiesto non senza sospetti: “La scelta del premier Conte e del capodelegazione dei pentastellati, Luigi Di Maio, di lasciare la rappresentanza governativa della Puglia esclusivamente al Pd è stata un caso o, forse, è stata effettuata volutamente?” Infatti, il rilievo  successivo a tale interrogativo è stato quello che alle elezioni politiche del 4 marzo del 2018 – come è noto – in Puglia il M5S ha fatto il pienone di voti e di seggi, sia alla Camera che al Senato. Però, ora, con il governo Conte-bis la Puglia è stata penalizzata proprio dal M5S che non ha designato nessun parlamentare locale nella nuova compagine di Palazzo Chigi, lasciando interamente al Pd l’espressione ministeriale della Puglia che – come detto – può vantare ben due esponenti (su un totale di 9 ad esso attribuiti) nel neo-governo “giallo-rosso”. Da non dimenticare che il Pd alle politiche in Puglia ha registrato, sia alle precedenti del 2013 che alle ultime del 2018 (ossia da quando si è presentato il M5S), in termini percentuali uno dei suoi peggiori risultati d’Italia. E’, quindi, di tutta evidenza che gran parte dell’elettorato perso dai Dem nella nostra regione, alle ultime due tornate elettorali per il Parlamento, è stato intercettato proprio dal M5S di Luigi Di Maio, che molto stranamente, invece, proprio per la Puglia non ha avuto alcuna considerazione politica nell’assetto della compagine ministeriale del nuovo governo Conte che, guada caso, è fondato essenzialmente sull’alleanza politica con il Pd. Ossia con il partito più penalizzato alle politiche, in Puglia, dai “5 Stelle”. Per riuscire a capire qualcosa di più sul perché il premier Conte e Di Maio in questo nuovo governo hanno penalizzato la rappresentanza pugliese del M5S bisognerà attendere che vengano rese note anche le liste dei vice ministri e dei sottosegretari. Di certo, però, assai debole e risibile appare una probabile e possibile motivazione che per la rappresentanza governativa dei “5 Stelle” la Puglia può vantare il Capo del governo, perché – come è noto – Conte è sì di origini pugliesi, ma non è né un parlamentare del M5s, né tantomeno è più radicato in questa regione ormai da alcuni decenni, considerato che anche la sua professione di docente ed avvocato la svolge da anni fuori da questo territorio. Pertanto, si tratterà di attendere ancora qualche giorno, per sapere se nel governo Conte-bis i pentastellati pugliesi (che – come rilevato – non hanno avuto alcun ministro, a differenza del precedente esecutivo, presieduto dallo stesso Conte, in cui era presente la salentina Lezzi con l’importante delega per il Sud ) si rifaranno con la presenza di qualche vice-ministro di peso e con la nomina di alcuni sottosegretari, oppure se anche da tal genere di incarichi saranno esclusi in toto e, se semplicemente in parte, senza riuscire a controbilanciare la già poderosa presenza ministeriale espressa dal Pd di Zingaretti e, soprattutto, di Matteo Renzi. Questi ultimi, infatti, – stante ad alcune indiscrezioni – anche per i posti da sottosegretario in Puglia vorrebbero fare il pieno per il loro partito. Motivo? Forse- in primis – quello di tentare con le poltrone governative il recupero dei voti persi alle ultime due elezioni politiche, visto che nonostante quelle dei tanti poteri locali (a cominciare dalla Presidenza della Regione Puglia, Sindaco di Bari e della Città metropolitana, ecc.), il Pd pugliese finora non è mai riuscito per Camera e Senato a fare il pieno il pieno di voti e, quindi, di seggi. E, se fosse effettivamente questa la principale motivazione del Pd, allora i 44 parlamentari eletti nel 2018 in Puglia con il M5s che fanno? Forse stanno solo “a guardare” che il Pd di Zingaretti &C. in Puglia si preparano a sfilargli voti (e seggi!) alle prossime elezioni politiche. E verosimilmente non soltanto per quelle. Come – d’altronde – è finora puntualmente avvenuto in tutti i più importanti appuntamenti elettorali locali. E tutto questo – stavolta – con “buona pace” probabilmente del premier Conte, ma anche di Beppe Grillo e Di Maio & C.

 

Giuseppe Palella

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