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I pentastellati chiedono un candidato presidente per il dopo Emiliano

A tenere banco in Puglia, dopo il voto delle elezioni politiche di domenica scorsa, sono i risvolti che il risultato di tale consultazione sta causando a livello locale nella nostra regione. Infatti, la prima conseguenza prodotta dalla dilagante vittoria della coalizione di centrodestra nei collegi parlamentare dell’uninominale (ben 14 su 15 complessivi, tra Camera e Senato in Puglia, sono andati ai candidati della coalizione di Fdi, Forza Italia, Lega e Noi di centro) e dall’inattesa affermazione del M5S nel proporzionale, che è risultato il primo partito pugliese con il 28% dei consensi, è quella di aver causato un’aria di forti tensioni nella maggioranza giallo-rossa che governa la Regione Puglia e, in particolar modo nel partito di maggioranza relativa, il Pd, che nella  tornata elettorale appena conclusa nella nostra regione si è attestato al terzo posto, dopo M5S e Fratelli d’Italia (23,5%), con un esiguo 16% di consensi, che è ben tre punti al di sotto della media nazionale per detto partito, che è stata invece del 19,07%.  Ma nel Pd pugliese la tensione è ancora maggiore poiché fra dicembre e gennaio il partito si appresta a celebrare il congresso regionale più volte rinviato nei mesi scorsi nell’attesa di individuare il successore del segretario regionale in carica dal giugno del 2015, Marco Lacarra, la cui permanenza è stata più volte prorogata perché lo stesso Lacarra era poco propenso ad una sua sostituzione. Però, nel dopo voto, il gruppo regionale del Pd è in fibrillazione anche a causa del deludente risultato delle recenti politiche, ma soprattutto per le tante diserzioni registrate durante quest’ultima campagna elettorale in conseguenza delle liste pugliesi di Camera e Senato del partito, che hanno visto premiato Emiliano ed il suo civismo, ma anche il sindaco di Bari, Antonio Decaro, benché nessuno dei due sia voluto candidare al Parlamento. E ciò a danno di tanti pezzi da novanta del Pd sul territorio, che invece sono stati neppure presi in considerazione per la candidatura al Parlamento, pur potendo essere portatori di un numero notevole di consensi personali, oltre che essere dei veterani del Consiglio regionale per il numero di mandati già alle spalle. Infatti, secondo indiscrezioni, per tutta risposta i consiglieri della minoranza interna ai dem minoranza Fabiano Amati e Ruggero Mennea, ma anche l’assessore all’Agricoltura Donato Pentassuglia e persino il capogruppo Filippo Caracciolo, entrambi questi ultimi notoriamente vicini al governatore Emiliano, potrebbero non essersi impegnati a fondo nella tornata delle politiche appena terminata, lasciando così che i loro consensi personali sul territorio di loro appartenenza confluissero su candidati e simboli di centrodestra, più in particolare su Forza Italia e Fratelli d’Italia, o sul partito di Giuseppe Conte. In primo piano alla Regione resta, però, la richiesta del M5S di un secondo assessore, essendo i pentastellati risultati rafforzati in Puglia dal recente voto politico. Ed il nome che il partito pugliese di Conte vorrebbe portare nell’esecutivo – secondo qualche bene informato – potrebbe essere il vice presidente grillino dell’Assemblea regionale, Cristian Casili, che essendo un agronomo sarebbe già pronto per andare ad occupare nell’esecutivo la poltrona dell’Agricoltura, sui cui ora siede il dem Pentassuglia. Se così fosse, allora è possibile anche che Pentassuglia vada al Bilancio al posto di Raffaele Piemontese, qualora quest’ultimo dovesse diventare al Congresso il prossimo nuovo segretario pugliese del Pd. Però – stante ai rumors dei corridoi dei Palazzi regionali – la richiesta ad Emiliano dei pentastellati, nell’incontro già fissato per l’inizio della prossima settimana, potrebbe non fermarsi ad un solo secondo posto nell’esecutivo, ma potrebbe andare oltre. Infatti, sempre secondo voci di corridoi, il partito di Conte alla Regione potrebbe essere intenzionato a chiedere, insieme ad una seconda delega assessorile, addirittura la vice presidenza della Giunta. Proposta, quest’ultima, forse non affatto infondata, considerato che a Roma nel M5S c’è già chi ipotizza per il 2025, in caso di una stabile alleanza giallo-rossa per le regionali, una richiesta di candidatura a presidente per un pentastellato, considerato sia che il M5S è risultato il partito più votato nella nostra regione in queste politiche, sia soprattutto che, in un’alleanza politica organica con il Pd, non possono essere sempre i dem a farla da padroni ed il M5S a fare da puntone nella coalizione, come sta accadendo nella maggioranza giallo-rossa della Regione Puglia, in questa legislatura. A tal proposito fa riflettere il fatto che governatore Emiliano possa aver pensato ad un suo ritorno nel 2024 come candidato sindaco di Bari, abbandonando l’idea di un suo eventuale terzo mandato a governatore della Puglia nel 2025. E ciò spiegherebbe anche il fatto che il segretario uscente del Pd pugliese, Lacarra, abbia già lanciato il nome di Decaro a possibile successore di Emiliano con abbondante anticipo sui tempi e, soprattutto, senza che lo stesso Emiliano abbia ancora rinunciato ufficialmente all’idea di una sua terza ricandidatura alla guida della Regione. Iniziativa, questa di Lacarra (che – tra l’altro – è in odore di sostituzione alla segreteria del Pd pugliese, al prossimo congresso), che se è avvenuta senza alcun preventivo accordo sia con Decaro che, soprattutto, con Emiliano, allora potrebbe davvero significare che, dopo i non certo entusiasmati risultati della scorsa domenica per i dem, il Pd pugliese è davvero – come suole dirsi – “alla frutta”. Nel senso che potrebbe trattarsi di proposte lanciate ormai solo a livello personale, senza alcuna preventiva discussione e condivisione politica, decisa dagli organi statutari interni al partito. Invece, il sospetto di alcuni addetti ai lavori della politica pugliese, è che sia l’ipotesi di un ritorno di Emiliano a candidato sindaco di Bari nel 2024 che quella di Decaro a candidato presidente della Regione per il dopo Emiliano altro non sarebbero che il tentativo per entrambi di sventare una forse inevitabile candidatura al Parlamento europeo nel 2024 quantomeno per uno dei due. Oltre, verosimilmente, che per rendere trattabile la quasi certa rivendicazione del M5S di Conte del prossimo candidato presidente alla Regione Puglia, qualora il Pd abbia davvero voglia e volontà di collaborare anche in seguito ad un’alleanza politica stabile con i pentastellati. In tal caso, non sarebbe neppure da escludere che in tempi di “vacche magre” (ovvero di opposizione nel Parlamento alla maggioranza di un governo di centrodestra la cui scadenza naturale è – come è noto – prevista nel 2027) potrebbe essere proprio l’ex premier pentastellato Conte che, da pugliese, possa avere in prima persona interesse nel 2025 ad una scalata al vertice della Regione in cui è nato e che recentemente gli ha tributato un successo elettorale e politico forse, fino a poco prima, insperato financo per lui.

 

Giuseppe Palella

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