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I “piccioli” vogliono “figurare coi grandi”

 

Il microcosmo borghese che Goldoni dipinge in ‘Le smanie per la villeggiatura’ somiglia alquanto all’infausto ceto medio che affolla il Belpaese di oggi. Un popolo omologato che vive al di sopra delle proprie possibilità, che getta fumo negli occhi altrui e perciò non disdegna ricorrere a smancerie, minuzie, congiure da condominio e altre meschinità assortite. Un valzer della pochezza umana che,  quando osservato con distacco, può giustificare sorrisi indulgenti. Tale bonomia colora lo sguardo che il Maestro getta su questo “rango civile, non nobile e non ricco”, composto da “piccioli” i quali vogliono “figurare coi grandi” scatenando un “ridicolo” che qui si studia di “porre in veduta per correggerlo, se sia possibile”. Così ebbe a scrivere lo stesso Goldoni nella prefazione per l’edizione a stampa del 1761. Ciò fa delle ‘Smanie’ un’opera piacevolissima per il dinamismo leggero e l’intelligenza scevra da pedanteria. Tali pregi sono messi in luce da Paolo Panaro, il quale ha curato la regia di un allestimento della compagnia Diaghilev andato in scena al Nuovo Abeliano durante l’ultimo fine settimana nell’ambito della rassegna Actor. Il bianco e altre tinte chiare sono al centro di una messinscena che cerca innanzitutto la luce. La scelta esalta sia la funzionale sobrietà della scena, sia le soluzioni costumistiche di Francesco Ceo, bravo nell’interpretare l’idea di Panaro di immergere la finzione in un clima dove, vaghi, si coniugano echi settecenteschi e richiami globali (per cui, in parallelo ed opportunamente suggestioni vivaldiane si alternano a eleganti composizioni strumentali di gusto contemporaneo). Il mélange. misurato, funziona e contribuisce ad alimentare un carillon gustoso. Regista in campo, Panaro regala momenti di gran teatro attorniato dai degnissimi : Altea Chionna, Marco Cusani, Deianira Dragone, Carlo D’Ursi, Alessandro Epifani, Francesco Lamacchia e Riccardo Spagnulo. – Prossimo appuntamento di rassegna, sabato 14 e domenica 15 dicembre con un allestimento targato Palcoscenico Italiano e Centro Teatrale Meridionale che vede Andrea Giordana e Galatea Ranzi dirette da Daniele Salvo in ‘Le ultime lune’. E’ questo un testo di Furio Bordon che si colloca tra i migliori prodotti della (soffocata) drammaturgia italiana degli ultimi anni. E’ la storia di un anziano professore il quale, in procinto di trasferirsi in una casa di riposo, si abbandona ad un ideale dialogo con la moglie defunta. Nel corso del lungo monologo l’anziano espone le proprie idee in fatto di vita e morte e riflette sul legame amoroso che lo ha legato alla compagna di vita. Andrea Giordana è chiamato, forse, alla sfida più alta di una carriera già gloriosa : ripercorrere le orme di Maestri come Marcello Mastroianni e Gianrico Tedeschi. Da non perdere.

 

 

Italo Interesse

 

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