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I Rifugi del Monte Cornacchia

In origine pensati per venire incontro ai viandanti che valicando le Alpi avevano necessità di luoghi dove trascorrere la nottata o rifugiarsi quando sorpresi da condizioni meteorologiche avverse, i moderni rifugi di montagna sono pensati per dare accoglienza ad alpinisti ed escursionisti. Negli ultimi decenni con lo sviluppo del turismo di montagna i rifugi sono diventati piccoli alberghi che, pur offrendo in molti casi solo servizi essenziali, ospitano non solo alpinisti ed escursionisti, ma anche turisti desiderosi di consumare un pasto durante una breve gita in montagna o durante una giornata passata sugli sci. Molti di questi rifugi dispongono all’interno stesso della struttura, o nelle vicinanze, di un apposito locale invernale, che permette al turista di rifugiarsi e/o pernottare anche nella stagione invernale, ovvero quando il rifugio è solitamente chiuso ; questo tipo di locale, detto anche ‘bivacco’, è arredato sempre spartanamente : un tavolo, qualche sedia, brande, un caminetto e una piccola riserva di legna (al resto provvede l’escursionista giudizioso, mai a corto di sacco a pelo, acqua, cibo in scatola… e carta igienica). Col diffondersi dell’escursionismo, i rifugi e i bivacchi, una volta eretti solo sulle Alpi, oggi sono distribuiti su tutto il territorio nazionale. Sono complessivamente 774, tutti di proprietà o in gestione al Club Alpino Italiano. In Puglia se ne trova uno solo, il Casonetto, a quota 700 sulle pendici del monte Cornacchia. E’ di proprietà del comune di Castelluccio Valmaggiore, ma è in comodato d’uso al CAI. Distribuito su due piani, fornito di servizi igienici accessibili anche ai disabili, il rifugio dispone di caminetto e ambienti per il pernottamento sino a undici persone. E’ un po’ il fiore all’occhiello del territorio dei Monti Dauni poiché a brevissima distanza si distendono il ‘Sentiero Italia CAI’ nel tratto che attraversa la Capitanata, il Sentiero Frassati, il Lago Pescara e il bosco comunale della Difesa. Oltre il Casonetto, a poche centinaia di metri, ma più alto, quasi in cima al Cornacchia, si leva una piccola baita costruita dal Corpo Forestale dello Stato nel 1975. Resa inagibile alla fine degli anni novanta da un incendio causato, forse, dal fuoco imprudentemente lasciato acceso da escursionisti andati via, la struttura è stata ristrutturata nel 2007. Destino curioso, l’estate scorsa questa baita ha rischiato di andare a fuoco una seconda per colpa di un incendio che distrusse quaranta ettari di bosco e che potette essere domato solo con l’intervento di due fireboss e due canadair. Nella circostanza le fiamme si fermarono a due metri dalla baita.

Italo Interesse

 

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