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I ‘trofei’ del Museo Lombroso

Sono undici anni, dal giorno della sua riapertura, che da più parti se ne pretende la chiusura. Mai raccolta museale conobbe tanti detrattori. Come è noto, il Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso, la cui sede è a Torino presso il Palazzo degli Istituti Anatomici, raccoglie migliaia di reperti a sostegno della funesta tesi fisiognomica, quella ‘deriva’ della Scienza che pretendeva di spiegare l’inclinazione delittuosa in termini di atavismo cercandone la conferma in precise caratteristiche anatomiche. Il museo contiene 684 crani e 27 resti scheletrici umani, 183 cervelli umani, 502 corpi di reato utilizzati per compiere delitti, un centinaio di maschere mortuarie, 475 disegni di alienati, migliaia di fotografie di criminali, folli e prostitute… Una macabra collezione che continua a sollevare l’indignazione di cittadini, associazioni culturali e perfino una trentina di Comuni, compatti nel denunciare l’Istituzione torinese per apologia di razzismo. Di quei comuni, ben sette sono pugliesi : Bari, Bitonto, Molfetta, Gioia del Colle, Barletta, Terlizzi e Giovinazzo. Una presenza così massiccia si spiega col fatto che il Museo Lombroso conserva i crani di molti Insorti del periodo post unitario e all’epoca sbrigativamente classificati come ‘briganti’. Considerato che gli Insorti in grandissima parte venivano dal Mezzogiorno e che pesante fu il contributo della Puglia a quel tentativo d’insurrezione, la presenza di tanti comuni di casa nostra tra quanti invocano la chiusura definitiva del Museo Lombroso trova spiegazione. Che ne fu degli Insorti caduti sul campo o davanti al plotone d’esecuzione oppure morti di stenti nel bagno penale di Fenestrelle? Tutti sepolti in fosse comuni. A queste condizioni un antropologo nella necessità di condurre studi sul profilo etnico della nuova Italia non avrebbe avuto difficoltà a procurarsi ‘materiale’ anche molto lontano da Torino. La raccolta di questi macabri reperti avvenne per lo più attraverso appropriazioni esecrabili, come confessa lo stesso Lombroso : “Il primo nucleo della collezione fu formato dall’esercito ; avendovi vissuto parecchi anni come medico militare prima del ‘59 ebbi campo di misurare craniologicamente migliaia di soldati italiani e raccoglierne molti crani e cervelli. Questa collezione venne mano a mano crescendo, con i modi anche meno legittimi, dallo spolio di vecchi sepolcreti abbandonati : sardi, valtellinesi, lucchesi, fatto da me, dai miei studenti e amici di Torino e di Pavia” Dopo il 1861, con l’avvento della ribellione antipiemontese, lo studioso torinese dovette essere carezzato dall’idea di procurarsi nuovo e più prezioso materiale qui a Mezzogiorno… Una testa mozzata può giungere intatta a destinazione se immersa nel sale. Pazienza il costo, ma cosa non si fa per la Scienza. Chissà quanti crani pugliesi dormono sugli scaffali di quel Museo.

Italo Interesse

 

 

 

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1 Comment

  1. Augusto Marinelli ha detto:

    Vedo che l’autore dell’articolo ignora che Fenestrelle non era un bagno penale ma un forte militare e che di stenti non vi morì nessuno; ignora altresì che la provenienza dei 684 crani è quasi del tutto ignota ma per testimonianza dello stesso Lombroso molti di essi provengono dal Piemonte. La presenza di crani provenienti dalle regioni del sud è una semplice ipotesi del giornalista. Certo, cosa non si fa per scrivere un pezzo …

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