Cultura e Spettacoli

I trulli ancora presenti a Santo Spirito in contrada Spiriticchio

Un’architettura spontanea ed essenziale

Già nella preistoria, nella età del bronzo, erano diffusi in alcuni paesi del Mediterraneo come Egitto, Grecia, Sicilia, monumenti funerari chiamati Tholos (in greco antico cupola) costruiti con blocchi di pietra, appena sbozzati, disposti in cerchi concentrici e con diametro via via decrescente, con una sola apertura e spesso ricoperti di terra. Essi ebbero una grande diffusione specie in Grecia nel periodo miceneo tra il 1600 ed il 1100a.C.

Particolarmente interessante è il rinvenimento, avvenuto negli scavi effettuati tra il 1995 ed il 1958 a Pilo di Messenia nel Peloponneso (patria di Nestore citato nella Odissea), di un tholos che potremmo scambiare per un trullo delle nostre campagne pugliesi dove una antica pratica contadina è quella (o meglio era) di costruire ripari atti a proteggere dalle intemperie o a depositare gli attrezzi per il lavoro nei campi, recinti per custodire il bestiame, muri di delimitazione e/o di contenimento dei pendii servendosi delle rocce sparse nel terreno.

Questa consuetudine era molto diffusa in particolare in Puglia per l’abbondanza di pietrame nei terreni agrari che permetteva di costruire facilmente i suddetti manufatti e contemporaneamente rendere i terreni idonei alle varie coltivazioni. Nasce in tal modo una architettura spontanea ed essenziale, sapiente risultato del felice incontro tra uomo e natura. Si sviluppa in tal modo l’arte dei muretti a secco impilando   le pietre l’una sull’altra, senza utilizzare altri materiali se non il terreno. La stabilità delle strutture è garantita dalla attenta selezione delle pietre e dal taglio appropriato.

Quest’uso dei materiali naturali, diffuso in molti paesi del Mediterraneo probabilmente già a partire dal Neolitico, si è tramandato e adattato alle diverse situazioni territoriali. Esso raggiunge in Puglia il suo più alto valore espressivo con la costruzione del trullo. Questo termine per definire le costruzioni rurali fu adoperato per la prima volta a partire dal 1930 durante il fascismo mentre localmente sono indicati con termini dialettali come casedde, truddo, turri, pagghiare ecc.  La parola trullo, che in greco antico significa cupola, indica un tipo di costruzione in pietra a secco con una piccola cupola o cono sovrastante.

A parte il caso particolare di Alberobello, costruzioni rurali simili sono molto diffuse nelle campagne della Puglia centro meridionale. Il più antico trullo conosciuto si trova a Locorotondo in contrada Marziolle e porta scolpito sull’architrave la data 1559. Anche a Santo Spirito queste costruzioni sono presenti nei campi, ma la particolarità è l’esistenza di una contrada chiamata Spiriticchio o “l pagghiar” (Via Capitano Pansini da Via Napoli al mare) che fino agli inizi del 1900 era costituita da un agglomerato di trulli particolari per la presenza di due cupole tondeggianti (con due ambienti interni) e non a cono come quelli di Alberobello. Questo insieme di trulli ricoprivano una superficie notevole dall’attuale Via Napoli al mare. Le murature a sacco, con una intercapedine riempita di pietrame, sono spesse e costruite con blocchi di calcare di varie dimensioni, con una piccola porta per l’ingresso e talvolta un finestrino.

La cupola ha invece un diametro più piccolo, perché è edificata a partire dalla parte interna della muratura, ed è montata con lastre di calcare con spessore tra i 10 ed i 20 cm., dette chiancarelle (fig.3), disposte in cerchi sempre più piccoli e con leggera pendenza verso l’esterno per evitare l’infiltrazione dell’acqua di pioggia. Spesso è intonacata con una malta di terra e calce. Ma a causa dell’urbanizzazione avvenuta a partire dalla fine dell’800 purtroppo molte costruzioni di questo tipo sono state abbattute per costruire ville e residence o sono state trasformate in piccole case per la villeggiatura estiva.

Attualmente se ne possono contare meno di una decina in paziente attesa di un triste destino. Confrontando ora questa particolare tipologia di trullo con quella molto diffusa nelle campagne tra Santo Spirito e Giovinazzo sono evidenti le differenze, come si può notare dalle immagini, e per lo stile architettonico ed anche per una minore cura costruttiva forse dovuta all’uso a cui erano destinati: questi per ricovero occasionale e deposito temporaneo di attrezzi per il lavoro, i precedenti per abitazione permanente.

Quale può essere l’età di questi monumenti della civiltà contadina? Difficile stabilirlo, ma c’è un documento del 1700 scritto dal nobile Don Ludovico Paglia intitolato: “ISTORIE DELLA CITTA’ DI GIOVENAZZOche riporta una descrizione sommaria del Castello detto di ARGIRO, in cui dice che:…..”dopo la morte di Carlo Magno, che fu nell’anno 814, i Saraceni dell’Africa  venendo in diverse volte nell’ Italia, scorsero anche il nostro Regno, come negli anni 29, 45, e ultimamente lasciando da parte altre loro imprese nel 64 di quel secolo, quando rimasero saccheggiate e distrutte dalla loro crudeltà tutte quasi quelle Terre, che sono dalla Riviera di Ancona infino al  Capo di Otranto, e all’ora fù abbruciato da quegli un nostro Castello, che oggi perciò viene cosiddetto de’ Saraceni. Veggonsi le reliquie di questo Castello dentro il nostro territorio verso Bari nella spiaggia che dicono di Santo Spirito cinque miglia distante da Giovenazzo, delle quali può scorgersi, che fosse  a modo di Fortezza edificato in forma rotonda, e di mediocre altezza, era in quel tempo reputato fortissimo, di modo che vi si refuggiavano gli huomini  de’ Casali vicini per esser sicuri dalle scorrerie a tempi di guerre, ma non però furono sicuri dalla furia de’ barbari Saraceni tanto che non patissero in compagnia d’altri luoghi dell’istesso eccidio…..”.

Il Casale più vicino al Castello era in quei tempi Spiriticchio e questo fa pensare che la maggior parte di questi nostri antenati furono trucidati dai Saraceni. Si fa presente che nelle fondazioni delle nuove costruzioni sorte nelle vicinanze del maniero sono state rinvenute molte ossa umane. Mi piace pensare quindi che già nell’864 i trulli di contrada Spiriticchio (punta estrema ad est del territorio di Giovinazzo) potevano rappresentare il primo nucleo urbano di Santo Spirito. Inoltre, il nome della contrada riapre il dibattito sulla origine del nome Santo Spirito. Si fa presente che il rione Marineria sorse molto dopo a ridosso della torre Asburgica (conosciuta come torre della Finanza) costruita nel 1569.

Una riflessione è opportuna sul destino di questi monumenti rurali e sulla loro protezione per evitarne le trasformazioni o distruzioni.  In merito la regione Puglia nel 2015 ha emanato un opportuno provvedimento intitolato: “Linee Guida per il recupero, la manutenzione ed il riuso dell’edilizia e dei beni rurali pugliesi”, per sostenere la valorizzazione del complesso e prezioso patrimonio dell’edilizia rurale regionale e indirizzare le operazioni di recupero edilizio, restauro e ristrutturazione, attraverso la conoscenza, conservazione, fruizione e promozione del Patrimonio Architettonico Tradizionale Pugliese. Sta a noi farle rispettare. E, ancora, dal 1996 i Trulli della Puglia fanno parte dei siti Unesco, con privilegi e tutele molto restrittive.

Vincenzo Colonna

 

 

 

 

 

 

 


Pubblicato il 17 Aprile 2026

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