Cultura e Spettacoli

Iceman made in Puglia

Degli immigrati di casa nostra negli USA si parla in ‘Block Notes, storie di pugliesi a New York’, un cortometraggio scritto, fotografato e diretto da Mimmo Mongelli

La storica penuria d’acqua ha fatto sì che in passato in Puglia si conservasse persino la neve. Raccolta in appositi locali interrati (le neviere), la preziosa risorsa veniva conservata con un rudimentale ma efficace sistema: Adagiata su uno spesso strato di paglia, che a propria volta poggiava su un’intercapedine ottenuta stendendo sarmenti a strati, la neve si conservava sino all’estate, periodo in cui veniva commercializzata per usi alimentari (conservazione del pesce, preparazione di gelati…). Per il trasporto, dalle alture della Murgia o degli Appennini alle città della costa, la merce veniva stivata all’interno di ceste di vimini foderate di paglia e coperte da panni tenuti costantemente umidi. Ciò sino alla fine dell’Ottocento. Nello stesso periodo, sull’altra sponda atlantica, la rivoluzione industriale aveva già raggiunto la fabbricazione del ghiaccio. Prima che i frigoriferi diventassero un elettrodomestico, il ghiaccio veniva prodotto in barre e venduto a peso. Chi non voleva ritirarlo in fabbrica, poteva riceverlo a domicilio. Ancora nella prima metà del Novecento, negli USA, a trasportare queste barre era una particolare categoria di lavoratori: gli iceman. Un lavoraccio, il loro. Perché un conto è spostare blocchi ghiacciati del peso medio di 25 kg manovrando un carretto a mano, un conto era mettersi la merce in spalla ed arrivare al quattordicesimo, al quindicesimo piano dei building, giacché i portieri, per sprezzo verso gli immigrati, vietavano l’uso dell’ascensore agli iceman. Non bastasse, certi guardia-porte obbligavano quei poveracci, scendendo, ad asciugare le scale bagnate dallo sgocciolio del ghiaccio… A New York gli iceman erano tutti italiani. E i migliori venivano dalle Puglie. Cosa poteva essere una barra di ghiaccio per gente cresciuta in campagna caricandosi sulle spalle sacchi di olive pesanti fino a quaranta chili?… Quello degli iceman è uno dei tanti temi relativi agli immigrati di casa nostra che in tempi diversi si sono inurbati nella Grande Mela e di cui si parla in ‘Block Notes, storie di pugliesi a New York’, un cortometraggio scritto, fotografato e diretto da Mimmo Mongelli. Costruito sulle testimonianze di Maria Galetta, John Mustaro, James Mitarotonda, Antonio Rutigliano, Mike e Nick Spano, e girato con fluida vivacità, il lavoro di Mongelli solleva indirettamente un interrogativo rimasto in sospeso dall’Unità: Fatta (sia pure alla come viene, viene) l’Italia, furono fatti anche gli italiani? Come avviene in altri documentari del genere, la sensazione è quella di una bandiera e di un popolo percepiti – almeno idealmente – meglio all’estero che in madre patria. Il che, se per il turista italiano vale limitatamente al periodo trascorso all’estero, diventa valore stabile per l’italiano che all’estero abbia messo radici, a condizione di non guastare il sogno saltando sul primo aereo per andare alla (ri)scoperta della terra degli avi.

Italo Interesse


Pubblicato il 25 Aprile 2023

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