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“Il Bari di Catuzzi una meraviglia, ma nell’86 ho fatto l’errore di tornare”

 “A Bari ho vissuto stagioni intense con un bellissimo gruppo e con molti dei quali sono rimasto in stretto contatto ed ho condiviso altre esperienze. Meno bella è stata la mia seconda parentesi col Bari, dove sarei dovuto rimanere a Pisa e quando ci sono tronato da vice di mister Colantuono, senza una società alle spalle. Ricordo, invece, con affetto il Pisa del compianto mister Gigi Simoni” un passaggio chiave dell’intervista all’ex biancorosso, Michele Armenise. E’ stato un terzino fluidificante, ma anche un esterno alto col vizio del gol nelle sue primissime esperienze. Ha vestito facendo molto bene anche le maglie del Pisa, del Cesena, Pescara e Monopoli, oltre a collezionare una presenza con l’Under 21 guidata da Azeglio Vicini.

Hai fatto parte del ‘Bari dei baresi ma soprattutto da addetti ai lavori ai tuoi ex compagni di squadra dicono di te che sei stato uno dei migliori terzini biancorossi. Come ti definisci e nel calcio moderno in che ruolo ti vedresti?

Ho fatto la trafila nel settore giovanile biancorosso, sino alla Primavera fortissima che se la giocava ad armi pari con Napoli, Milan di Alberigo Evani, Toro e tante altre squadre. Il Bari da mister Bindi, che non c’è più, al grande Pasquale Loseto e Catuzzi, aveva tecnici qualificatissimi. Con i biancorossi Primavera, vincemmo finale di Coppa Italia, ma io in semifinale mi feci male, tuttavia, uscì un gruppo che fu portato l’anno dopo in prima squadra e nacque il Bari dei baresi. Sul mio ruolo, giocavo sia a quattro che nei tre, e grazie a mister Catuzzi, mi spingevo sulla mediana e lungo la linea di attacco. Nel calcio odierno sarei un esterno più offensivo, ma interpretavo molto bene anche la fase difensivo e non mi è mancata la personalità e senso di appartenenza al club dove giocavo. La maglia della Nazionale l’ho vestita nel 1982 con l’Under 21 di Azeglio Vicini, in occasione di Italia-Romania, bellissimo ricordo”.

Dal tuo esordio nel Bari avvenuto il 18 ottobre del 1981 contro la Pistoiese, alla stagione vissuta con Catuzzi, nutri rimpianti e svelaci il segreto di quel gruppo.

 Il mio esordio avvenne alla sesta giornata in trasferta contro la Pistoiese, c’era Giovanni Caffaro in porta, io con la maglia numero due, Ronzani, Bitetto, Caricola, De Trizio, Bagnato, La Torre, il grande Maurizio Iorio, Acerbis, Libera. E ricordo anche la panchina composta da Turi, Corrieri, Onofrio Loseto, Gigi De Rosa ed il mio amico Gigi Nicassio. La domenica dopo giocai daccapo titolare questa volta in casa, e perdemmo nuovamente, oltre a sbagliare un calcio di rigore. Ma una volta trovata la quadra, inanellammo risultati straordinari, ed io feci diversi gol tra cui alla Sampdoria, in una partita terminata 1-1, ma anche alla Sambenedettese di Walter Zenga (impresa ripetuta in ‘A’ con la maglia del Pisa e lui difendeva i pali dell’Inter, ndr), Catania e Foggia. Ritorno però alla gara contro la Sambenedettese: allo stadio ‘Fratelli Ballarin’ ricordo una bolgia di tifosi, inizialmente andammo in svantaggio, poi Iorio pareggiò ed io a dieci dalla fine segnai il gol vittoria. Ricordo ancora gli sputi dei tifosi mentre si andava a battere i corner, in un campo peraltro piccolissimo, vi svelo che l’arbitro Libero Esposito fu costretto ad uscire con la divisa da poliziotto perché davvero in pericolo. Ad una manciata di minuti dalla fine, io venni anche espulso per proteste, ma non è stata l’unica volta perché avevo un carattere forte ed esuberante. In ogni caso, in quella stagione lo dico a gran voce, abbiamo subito un furto, perché ci vennero annullati gol regolarissimi, e partite in vantaggio di 1-3, finirono 3-3 come nella gara col Verona dell’andata o quelle nel finale, dove raccogliemmo pareggi e la sconfitta per 3-1 in favore del Varese alla penultima di campionato. Quel Bari, meritava la ‘A’ perché avevamo fatto qualcosa di straordinario ed una rincorsa pazzesca”.

La stagione successiva forse accusaste il colpo, si susseguirono due cambi in panchina ed una retrocessione in C1, ma nonostante ciò, tu e qualche altro giocatore siete approdati in ‘A’. Che ricordo conservi?

In quella stagione disgraziata qualcosa non quadrò e pagammo dazio, non credo fossimo la squadra più scarsa, assolutamente, però il verdetto del campo ci vide retrocedere all’ultima posizione. Io e Nicola Caricola fummo ceduti rispettivamente al Pisa per 1,6miliardi di lire e lui alla Juventus. L’anno prima il Bari declinò offerte di Juventus e Roma, perché voleva farmi crescere. Resta comunque il ricordo di una prima stagione fantastica e di quanto di incredibile abbiamo fatto con il gruppo dei baresi a livello giovanile, mentre nella seconda stagione barese realizzai tre gol, di cui uno al Lecce ma tutto passò in secondo piano”.

Con il Pisa hai fatto il tuo esordio in ‘A’ ed hai conquistato una promozione l’anno seguente, distinguendoti anche nel tuo derby personale contro il Bari. Raccontaci come hai vissuto quella partita da avversario e se hai rimpianti in neroazzurro.

Con il Pisa ho vissuto tre stagioni importanti per la mia carriera. Vi svelo senza problemi che ho commesso un grave errore di valutazione nel tornare a Bari perché volevo ri-avvicinarmi a casa, ma ho lasciato un club di cui ero leader indiscusso ed ero titolare inamovibile. Col senno di poi, non avrei commesso questa valutazione erronea che alla fine dei giochi mi ha un po’ tarpato le ali. A Pisa al primo anno, feci subito l’esordio contro la Roma di Liedholm e perdemmo 2-0, ma mi rifeci la domenica dopo pareggiando contro la Juve di Trapattoni. In B, vinsi il campionato con il compianto mister Gigi Simoni, il quale mi sono ritrovato da direttore tecnico allorché ho fatto l’allenatore in seconda a Lucca. A Bari nello specifico tornai nella stagione 1986-1987, ed al Pisa in cambio andò Claudio Sclosa. Da avversario del Bari come andò? Quando lo affrontai in B, c’era un po’ di tensione da parte mia, ma in campo svanì: fu una sfida molto accesa e battagliata su ogni pallone, noi passammo in vantaggio grazie ad un mio assist per Volpecina mentre loro pareggiarono con un rigore inesistente, trasformato dall’implacabile Bivi. Si creò, tuttavia, nervosismo e tensione in campo e nel finale ci fu una mia reazione contro Bergossi e venni buttato fuori”.

La tua ultima stagione in biancorosso sei stato sotto la guida di mister Gaetano Salvemini, insieme a tanti campioni. E’ stato quello il Bari più forte di tutti i tempi, in serie cadetta?

Noi arrivammo secondi a pari punti con il Genoa, disputammo un campionato straordinario. Con noi c’era lo zar Pietro Miaellaro, Giovanni Loseto. Antonio Di Gennaro, Giorgio De Trizio, Monelli, Perrone, Terracenere, Scarafoni, uno squadrone e dovrei citarli tutti. Penso che anche un altro tecnico ci avrebbe condotti nella massima serie. Ma la bravura di Salvemini stava in come aveva assemblato i cocci di quel gruppo e reso invincibile, facendo cose incredibili anche in ‘A’ l’anno dopo. Io effettuai 26 presenze, ma con il Messina alla 17ettesima giornata, mi feci male alla caviglia, e di lì iniziai un calvario che mi sono portato dietro sino a fine carriera

 A Pescara, prima di archiviare la tua carriera da calciatore sei stato due stagioni con Giorgio De Trizio, un commento sul tuo ex compagno di squadra e sull’esperienza abruzzese, terra di molti scambi con giocatori baresi.

A Pescara come città e tifoseria, sono stato bene. Anche se a livello societario, la squadra era reduce dalla retrocessione. Grazie al cambio tecnico con Reja in panchina, ci mettemmo nella parte alta della classifica, soltanto che nelle ultime giornate subimmo un crollo mentale e fallimmo. Con Giorgio ci conosciamo da una vita, ha fatto benissimo da calciatore e poi da tecnico delle giovanili dovunque è andato, i fatti parlano per lui”.

Con Colantuono sei stato in piazze tutte importanti, da Torino Atalanta, Udinese e Bari. Un tuo commento focalizzandoti sull’esperienza barese e su quella dell’Atalanta.

In ogni piazza importante, ti lascia qualcosa, a prescindere dal risultato meramente sportivo. Con l’Atalanta siamo stati cinque stagioni, vincendo un campionato, con i vari Giuseppe De Luca, Marilungo e puntualmente venivano ceduti. L’Atalanta odierna se fa cose strabilianti è soprattutto per merito dei giocatori in seno alla squadra, dei campioni. Tuttavia, sempre con la Dea nelle altre stagioni ci salvammo, seppur tra le avversità e parecchi punti di penalizzazione. A Bari delle piazze citate, siamo arrivati al momento sbagliato, senza una società seria alle spalle, ed in un clima pensate. Eravamo in gioco sino alla gara col Benevento, poi subimmo un crollo pensate interno con il Trapani ed iniziammo una serie di risultati negativi, senza ripeto una società adeguata”.

Infine, da ex anche del Monopoli, sogni anche tu una finale tutta pugliese come il tecnico dei biancoverdi, Beppe Scienza e chi vedi favorito per la corsa alla B.

Monopoli è una piazza affamata che conosco bene. Ho visto in questa stagione sei partite, e tutte ad alta intensità, giocatori giovani e di esperienza, tutti uniti, pressing alto ed una squadra che gioca a calcio, micidiale nelle ripartenze. Una squadra che ha fatto benissimo anche negli scontri, contro le big, battendo anche la Reggina. Penso che tutte debbano fare attenzione al Monopoli perché se riprende da dove ha concluso, giocatori come Fella, Piccinni, Jefferson e gli altri, potranno fare la differenza contro chiunque. Il Bari? Dispongono di un ottimo organico.

Un ultimo gol lo ha fatto tuo figlio, Alessandro anche lui ex difensore del Bari, regalandoti un nipotino che porta il tuo nome. E sul tuo futuro, invece?

Si, in effetti, più che Alessandro la mamma è stata bravissima. Ale, mi ha onorato di questa scelta e sono orgoglioso, quando crescerà tra il papà ed il nonno, avrà bravi tecnici. Manca il rettangolo di gioco, ma speriamo di tornare presto in panchina, anche lontano da Bari purché ci sia un progetto serio”.

Marco Iusco

 

 

 

 

 

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