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Il Barone rimase scettico

Non si creda che lo scetticismo intorno al tarantolismo appartenga a una scuola di pensiero contemporanea. Già nel Settecento i primi visitatori nordeuropei che nel corso del Grand Tour scendevano in Puglia non si lasciavano incantare dall’aspetto plateale del fenomeno. Henry Swinburne giunge alla conclusione che : “se malattia c’è, la si deve attribuire a manifestazioni isteriche causate dal calore eccessivo dei mesi estivi, epoca in cui questo fenomeno si verifica. Un naturale trasporto per la danza e anche il desiderio di ottenere l’obolo dagli spettatori sono con molta probabilità i veri motivi che animano questi pretesi malati”. Nel suo ‘Nella Puglia del Settecento’ (Capone Editore, 1979) Johann Hermann Von Riedesel riporta il caso di una donna di Bari “che si credeva morsicata dalla tarantola”. La donne, nubile, sembrava avere una quarantina d’anni. Si diceva fosse il settimo anno che ballava, sempre nella stessa stagione, cioè fra maggio e giugno. “Ballava mirandosi nello specchio sebbene fosse brutta come il peccato”, manifestando poca passione e senza agitarsi più di tanto. “Non mi parve del tutto verosimile che questa disgraziata fosse stata morsicata. Attribuii perciò la sua mania a uno squilibrio del suo spirito, prodotto dalla disperazione di non trovare un amico o un amante alla sua età e con un aspetto così sgradevole”. Nelle stesse memorie di viaggio il barone prussiano annota che in una zona imprecisata della Puglia i tarantolati veniva ‘usati’ a scopo commerciale : “Una cornamusa suona e venti o venticinque persone, con zoccoli, si mettono a ballare vigorosamente sopra questi legumi (fave – n.d.r.) e in questa maniera li sgusciano. Fa meraviglia vedere in un clima così caldo la gente che lavora ballando e guarirsi dalla morsicatura della tarantola ballando”. Il nostro viaggiatore non si sbilancia : “In quanto a me, sospendo il mio giudizio, sebbene sia convinto che tutto ciò debba mettersi tra i pregiudizi  che il tempo ha radicati…. Non si può guardare la cosa se non sotto l’aspetto di un delirio dell’immaginazione e una specie di stravaganza”. Più avanti il Barone, partendo dal fatto che “ben dirado si trovano le tracce della morsicatura in coloro che si credono morsicati”, individua le ragioni che “inaspriscono e corrompono gli umori, abbattono gli spiriti e producono la malinconia… nel caldo eccessivo, l’aria greve e l’acqua piovana che si guasta nelle cattive cisterne”. Di qui la necessità di contrastare il male con “gli esercizi, il sudore e la gaiezza”.  Infatti  “i movimenti violenti che produce la danza… scuotono tutta la macchina, mettono gli umori addensati in azione, li dividono e per conseguenza  il male si addolcisce o anche si può guarire”. – Nell’immagine, una tarantata di Lizzano a masseria San Vito ; anni Cinquanta, foto di Ciro de Vincentis.

 

Italo Interesse

 

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