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Il botto del cetaceo

All’inizio della settimana, sul bagnasciuga della riserva Le Cesine, nel territorio di Vernole, è stata rinvenuta la carcassa in avanzato stato di decomposizione di una giovane balenottera comune. In media duemila cetacei all’anno si spiaggiano. Tra le tante teorie avanzate a tale proposito c’è quella che getta sul banco degli imputati l’utilizzo del sonar da parte delle navi militari per individuare i sottomarini: Le onde elettromagnetiche provocherebbero in queste creature forti e rapidi cambiamenti di pressione, da cui interne e letali emorragie. Ma la questione rimane irrisolta. Anche perché, contrariamente a quanto si crede, il fenomeno non è cosa solo dell’inquinatissimo mondo in cui viviamo. Nel Libro I della sua Historia Animalium Aristotele fu il primo a porsi la questione: “Non si sa per quale motivo i delfini si arenano sulla terraferma; in ogni caso accade abbastanza spesso, e per nessun motivo evidente”. Il caso de Le Cesine ha due remoti precedenti pugliesi : Nel suo ‘Carbina e Brindisi’ (1889) Vincenzo Andriani riferisce che “nella vicinanza di quel Capo della Specchiolla vi han trovato la tomba anche gli stessi cetacei poiché nel mese di settembre del 1884 un enorme capodoglio, trasportato forse dalla corrente, rimase semivivo tra quegli scogli ed ivi subito fatto in pezzi, fu ridotto in olio”. Secoli prima, stando a Plutarco, una balena arenatasi sul litorale brindisino aveva talmente infettato l’aria col suo decomporsi che nei vicini centri abitati si gridò alla peste… Tanto allarme può giustificarsi solo se alla decomposizione fece seguito qualcos’altro. L’esplosione di un cetaceoè un fenomeno che avviene quando i gas rilasciati dal processo decompositivo non trovano via d’uscita. Alla lunga l’aumento di pressione prodotto da questi gas ha ragione della carcassa, che esplode. Ciò non si è verificato a Le Cesine, dal momento che si trattava di un esemplare giovane e perciò di piccole dimensioni. Ma se si fosse trattato di un esemplare adulto… Nel passato più recente quando un grosso cetaceo si spiaggiava, per evitare che queste ‘esplosioni’ cogliessero la gente di sorpresa, le si produceva artificialmente usando la dinamite. Ma attenzione a calcolare la giusta quantità di esplosivo. Nel 1970 a Florence, nell’Oregon (USA) venne impiegato mezza tonnellata di dinamite per liberarsi del problema creato da un capodoglio. Si riteneva che i frammenti più piccoli della carcassa sarebbero stati mangiati dai gabbiani e dagli altri animali saprofagi e che allo smaltimento dei pezzi più grossi avrebbero provveduto gli addetti della nettezza urbana. Ebbene, il capodoglio si disintegrò e i suoi resti si sparpagliarono nel raggio di 240 metri danneggiando abitazioni ed auto in sosta. Quanto ai gabbiani, il botto li spaventò al punto che essi si tennero lontani per due giorni. Quando fecero ritorno, il fetore rimasto nell’aria li scacciò una seconda volta… Da allora, in tutto il mondo si usa trascinare le carcasse di grosse dimensioni al largo e farle ‘brillare’ come residuati bellici. Poveri cetacei. – Nell’immagine, un addetto si allontana precipitosamente dopo aver inciso con un arpione il ventre di una balena spiaggiata.

Italo Interesse

 

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