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Il canto dell’ape

Dopo ‘E’ alba’ e ‘Percorsi possibili’ la nostra Rita Zingariello (Gravina, classe ’81) è tornata in sala d’incisione. Al termine di una lunga gestazione protrattasi da marzo ’17 a febbraio di quest’anno la Zingariello è uscita – presumibilmente esausta ma soddisfatta –  con questo ‘Il canto dell’ape’ sotto il braccio. Prodotto da lei stessa con l’etichetta Volume!, il nuovo disco è frutto di un lavoro meticoloso e appassionato. A parte tre collaborazioni ai testi (Sergio Gallo e Assunta Consoli), l’artista gravinese firma l’intero album. In una dozzina di brani, con coraggio e onestà, una giovane donna, sensibile e incline alla poesia, si mette a nudo, canta di amori sofferti, di cadute e risalite. Lo fa muovendosi tra acuti ironici, oasi pensose, svolte intime e spunti gai (ma dal retrogusto amaro). ‘Il canto dell’ape’ riflette un pensiero – anche musicale – piuttosto marcato ; tale rigore trova la migliore espressione nella voce particolarmente limpida dell’interprete. Venendo alla scaletta, il disco si apre col vivace ‘Amsterdam’, cui fanno seguito il colore introspettivo di ‘Ballo ferma’ e l’energia di ‘Il canto dell’ape’, certamente la cosa migliore. Vengono poi l’intimo e caldo ‘Spalanca’ e il divertente, divertito e pure un po’ sfuggente ‘Senza nota sul finale’. E’ poi la volta del brevissimo e lacerato ‘Preferisco l’inverno’ e di ‘Il gioco della neve’, che si fa apprezzare per la qualità degli arrangiamenti (di Vincenzo Cristallo). Dopo il ben riuscito ‘Sicure simmetrie’ è il turno del melodico ‘Ribes nero’ e del ben ritmato ‘Simili e contrari’. In ‘Il bacio con la terra’ il contributo ai testi da parte di Assunta Consoli esalta la Zingariello, che brilla per intensità (qui gli arrangiamenti sono di Valter Sivilotti). Chiude l’introspettivo ‘Risalire’, che si distingue per alcune vette toccate dal testo : “Risalire per una strada rotta / ripartire da una ruota sgonfia /scivolando verso l’infinito /arrivi a scoprire che quella è casa”. Un disco pensato in sofferta solitudine, ben inciso (e pure impacchettato), dallo stile originale e coerente, qualche volta cerebrale, mai freddo. Un’opera non facilmente etichettabile, stante l’alto numero di  richiami che qui confluiscono (indie-rock, dub, bluegrass, un po’ d’elettronica…). Interessanti gli intrecci fra sonorità vintage ed altre sonorità di gusto fresco e moderno. ‘Il canto dell’ape’ è stato presentato venerdì scorso all’interno di un gremito Teatro Forma, dove ha incontrato l’unanime consenso della platea. Buona la presenza scenica della Zingariello, la quale, ricercatissima nell’abito di scena come nel mak-up, è apparsa a suo agio anche nel rapporto col pubblico.

Italo Interesse

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