Cultura e Spettacoli

Il capitone e il rito scaramantico

Si continua a fare confusione: il capitone non è un pesce diverso dal buratello. Semplicemente, il primo è la femmina dell’anguilla, il secondo ne è il maschio. Distinguerli è facile, il capitone raggiunge anche il metro e mezzo e i tre chili di peso, mentre il buratello non supera i sessanta centimetri. Ma sono misure, queste, che difficilmente vengono raggiunte in natura. I capitoni che domani sera arriveranno sulle nostre tavole non sono pescati in mare, provengono tutti da allevamenti. E sono tutti ‘pugliesi’. Fra Lesina e Varano, la Puglia è la regione che produce più capitoni. A contenderle il primato sono rimaste le Valli di Comacchio e la Laguna di Orbetello. Quante tonnellate di capitone si consumeranno quest’anno? Sempre meno che in passato, si lamentano i pescivendoli. Perché col languire della tradizione, il capitone ha smesso da tempo d’essere la pietanza principe del pranzo della Vigilia. Il rimprovero più comune che viene mosso a questa carne è d’essere troppo grassa (in effetti ventiquattro grammi di grasso su cento di prodotto non sono pochi, benché la preparazione alla brace, permettendo la colatura del grasso in eccesso, garantisca una digeribilità più elevata). Ad ogni modo, dettagli, questi, per i baresi di ieri, per i quali la presenza del capitone a tavola andava al di là dell’elemento culinario. Ai loro occhi, in un rigurgito di paganesimo, la somiglianza di questo pesce col serpente risvegliava fobie da Peccato Originale. Per cui, ‘sacrificare’ il capitone equivaleva a sconfiggere il Male, equivaleva a un gesto scaramantico. E il gesto acquisiva il massimo valore quando compiuto all’interno delle mura domestiche; si riteneva che esse potessero uscirne mondate da malefici e altri cattivi influssi. In una società tutt’altro che matriarcale tanto onore non poteva toccare che al capofamiglia, al padrone di casa. Un onore, sì, ma pure un onere. Perché è tutt’altro che facile tenere fermo un bestione di 150 cm.. viscido, guizzante e così grosso da essere impugnato a stento. Quante scene tragicomiche nella Bari degli antenati quando la bestia sfuggiva di mano e serpeggiando andava a nascondersi sotto l’armadio, il letto, il comò… Ma chi la sapeva lunga non si lasciava cogliere di sorpresa: prima si inguantava la mano di segatura, poi bloccava l’animale stringendolo un po’ al disotto del capo. Un colpo secco con un coltello ben affilato e via la testa. A quel punto era il turno delle donne di casa. Una volta sviscerato, lavato e asciugato, il capitone veniva messo ‘a riposo’ su carta di giornale per eliminare l’acqua in eccesso. Passata una decina di minuti, era pronto per essere cucinato.

Italo Interesse

 

 


Pubblicato il 23 Dicembre 2021

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