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Il caso Mortara

Il dipinto, realizzato da Moritz Daniel Oppenheim nel 1862, ritrae un clamoroso episodio di cronaca occorso la sera del 23 giugno 1858 a Bologna, città allora facente parte dello Stato Pontificio. Quella sera la polizia papalina si presentò alla porta della famiglia ebraica di Salomone Momolo Mortara e di sua moglie Marianna Padovani per prelevare il sesto dei loro otto figli, Edgardo (che all’epoca aveva sei anni), e trasportarlo a Roma dove sarebbe stato allevato dalla Chiesa. Curiosa la ragione del clamoroso provvedimento: La Chiesa era venuta a sapere che una cameriera cattolica della famiglia Mortara, la quattordicenne Anna Morisi, aveva segretamente fatto battezzare Edgardo nel momento in cui il bambino versava in fin di vita (voleva “salvarlo dal limbo”, si giustificò la ragazza in un secondo momento). Poiché il battesimo di Edgardo lo rendeva cristiano e poiché secondo le leggi dello Stato pontificio una famiglia ebraica non poteva allevare un cristiano, il bambino venne strappato alla famiglia e portato a Roma presso la Casa dei Catecumeni, istituzione nata a uso degli ebrei convertiti al cattolicesimo e mantenuta con i proventi delle tasse imposte alle sinagoghe dello Stato Pontificio. Pio IX prese interesse personale alla storia e tutti gli appelli rivolti alla Chiesa per il ritorno del piccolo presso i suoi genitori vennero respinti. Il caso Mortara, che diffuse l’immagine di uno Stato Pontificio anacronistico e irrispettoso dei diritti umani nell’età del liberalismo e del razionalismo, assunse connotati politici di respiro internazionale. Le proteste furono appoggiate da organizzazioni ebraiche e da figure politiche e intellettuali britanniche, statunitensi, tedesche e francesi. Protestò anche l’imperatore francese Napoleone III, nonostante le sue guarnigioni presidiassero lo Stato Pontificio contro l’intervento piemontese. Ma più di tutti protestarono gli stessi Savoia, ben lieti che l’opinione pubblica in Francia e in Gran Bretagna si manifestasse favorevole a che il Regno del Piemonte muovesse guerra allo Stato Pontificio. Quando Bologna alla fine della seconda guerra d’indipendenza fu annessa al Regno di Sardegna, i Mortara fecero un ulteriore tentativo di riavere il loro figlio, ma senza fortuna. Nel 1867 Edgardo entrò nel noviziato dei Canonici Regolari Lateranensi. Dopo la presa di Roma del 20 settembre 1870, i suoi genitori tentarono nuovamente di riportarlo in famiglia, ma lo stesso Edgardo e con grande serenità si oppose ; nella circostanza si parlò di “violenza psicologica, esistenziale e religiosa”. Per sottrarsi a ulteriori pressioni e forse anche dietro suggerimento di Pio IX, Edgardo lasciò Roma e si recò prima in Tirolo, poi in Francia. In Francia venne ordinato prete all’età di ventitré anni adottando il nome di Pio. Venne inviato come missionario a Monaco di Baviera, Magonza, Breslavia per convertire gli ebrei, peraltro con scarso successo. Imparò a parlare nove lingue, incluso il basco. Durante una serie di conferenze in Italia ristabilì i contatti con la madre e i fratelli, che tentò di convertire, ma senza riuscirvi. Nel 1897 fu negli Stati Uniti, ma l’arcivescovo di New York fece sapere al Vaticano che si sarebbe opposto ai tentativi di Mortara di evangelizzare gli ebrei in terra americana e che il suo comportamento metteva in imbarazzo la Chiesa. Mortara morì l’11 marzo 1940 a Liegi, dopo aver passato il resto della vita in monastero.

Italo Interesse

 

 

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