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Il Castello di Santa Maria del Monte

Chi non conosce Castel del Monte? Pochi però sono a conoscenza di una cosa: il più enigmatico maniero federiciano è stato denominato ‘Castello di Santa Maria del Monte sino al 1° dicembre 1463. Quel giorno un decreto di re Ferdinando d’Aragona stabilì l’omissione del toponimo ‘Santa Maria’. La disposizione trova spiegazione nel fatto che in quella contrada – e già da prima che venisse posata la prima pietra dell’anomala fortificazione  – aveva smesso di esistere il monastero di Santa Maria del Monte. L’esistenza di tale monastero è testimoniata da due documenti, una bolla papale e una missiva del 29 gennaio 1240 indirizzata da Federico al Giustiziere di Capitanata Riccardo da Montefuscolo.  La bolla, di cui era destinatario l’Arcivescovo di Trani Bisanzio II e che conferiva “dignitatem ecclesiis” (dignità di chiesa) al fabbricato, risale al 6 novembre 1120. Essa però non aiuta a capire dove il monastero si levasse. Ci viene in aiuto la missiva di Federico. In essa l’Imperatore dava ordine al suo sottoposto di predisporre le cose affinché sorgesse un castello “apud Sanctam Mariam de Monte”. Ora, se l’Imperatore comandava la costruzione “nei pressi” (apud) del monastero, è segno che il monastero non trovava posto in cima alla nota altura, bensì nei dintorni della stessa. Anche perché, ed è quanto sostiene Irene Santori in un suo studio, il grande capriccio architettonico dell’Hohenstaufen potrebbe essere stato costruito sulle rovine di una precedente fortezza prima longobarda e poi normanna. Ad ogni modo, anche nei dintorni di quel rilievo, non si scorgono tracce d’alcun edificio religioso. Dovette trattarsi di poca cosa, allora, un fabbricato senza pretese, venuto meno dopo l’abbandono forse per un cedimento del terreno o per un sisma. Ma le macerie? Lo stesso interrogativo investe anche la non lontana ‘domus’ di Castelfiorentino, dove Federico morì il 13 dicembre 1250. Di quel palazzo con annessa cattedrale e del relativo abitato restano pochissime tracce, le più vistose della quali consistono nei ruderi di un corpo di fabbrica con la volta a crociera. Come è possibile che di tanto sia rimasto così poco? In passato, quando un abitato cadeva in abbandono si volgeva in miniera a cielo aperto, nel senso che diventava oggetto di sistematiche spoliazioni. Marmi, sculture, capitelli, statue, tavelloni policromi, colonne… tutto ciò che poteva essere reimpiegato altrove veniva trafugato. Col Colosseo non andò diversamente. Dopo il suo abbandono, l’Anfiteatro Flavio involse in pubblico deposito di materiale edilizio. E così fu pure per Egnazia, dopo l’abbandono conseguente all’invasione dei Goti. Chissà quante di quelle pietre hanno contribuito all’edificazione del nucleo primitivo della vicina Fasano. Tornando al monastero di Santa Maria del Monte, le sue tracce andrebbero ricercate nelle, masserie, nei fabbricati rustici e persino nei muri a secco che circondano quel sito.

Italo Interesse

 

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