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Il cavaliere senza testa non è leggenda

Nel centro storico di Galatina un palazzo risalente ai primi del Settecento e appartenuto alla famiglia Comi si distingue per l’ampia ‘corte’ (Corte Vilella). La cosa più interessante di questo cortile è una balconata in pietra leccese finemente lavorata e traforata che, proseguendo in basso, evolve nella non meno bella ringhiera di una scalinata. Al termine di quest’ultima si leva una piccola statua nei cui tratti per quanto deteriorati dal tempo si riconosce la sagoma di un cavaliere. La scultura è acefala, ma la testa è collocata in cima al corrimano… L’anomalia ha solleticato in alcuni studiosi l’idea che la statua sia riproduzione del Conte di Conversano Giulio Antonio Acquaviva, il celebre uomo d’arme caduto nel 1481 nel Salento (forse nelle vicinanze di Galatina) nel corso di uno dei tanti scontri conseguenti al sacco di Otranto del 1480. Si racconta che, caduto in un’imboscata, il Conte venisse decapitato da un colpo di scimitarra ma che continuasse a combattere e seminare il panico tra i nemici prima di venire riportato dal fido destriero al castello di Sternatia, quartier generale delle forze di Alfonso d’Aragona, luogotenente del Principe di Napoli. E c’è pure chi giura qua e là nel leccese di avere scorto lo spettro (ovviamente decapitato) di un cavaliere che in sella alla sua bestia galoppa mulinando la spada… E’ probabile che a Corte Vilella un committente rimasto ignoto abbia voluto rendere omaggio a un liberatore la cui memoria a distanza di cinque secoli continua a restare viva e avvolta dalla leggenda. Ma cosa ci può essere di vero nella storia del ‘cavaliere senza testa’? Che l’Acquaviva abbia perso il capo in battaglia è confermato da più fonti ; pare pure che la sua testa, finita come trofeo a Costantinopoli, non venisse restituita ad alcun prezzo. Tecnicamente, per un cavaliere del tempo era possibile subire un colpo mortale e restare ritto in sella. Questi uomini infatti, coperti di metallo dalla testa ai piedi, erano assicurati al cavallo in modo tale da fare con esso un blocco unico. Quanto poi al fatto che il nostro cavaliere abbia seminato il panico tra le fila musulmane, ciò può spiegarsi con l’orrore che doveva  suscitare nei nemici la vista di un cavallo imbizzarrito che galoppava reggendo il tronco di un guerriero da cui colava sangue… Qualche perplessità invece desta il ritorno spontaneo e solitario del cavallo col suo mesto carico al castello di Sternatia. Ma si sa, le leggende sono fioriture di fatti reali. Forse gli uomini del Conte, raggiunto il cavallo, ebbero titubanza a ricomporre il cadavere sul campo di battaglia per cui, suggestionati da quella magia che sapeva di epico, preferirono ricondurre in quel modo il loro duce al castello di Sternatia ; sepolte nella Chiesa Grande di Sternatia, le spoglie vennero poi traslate in altra cappella. Nella Chiesa di Santa Caterina a Conversano esiste un cenotafio (sepolcro vuoto) che celebra il prode Acquaviva.

Italo Interesse

 

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