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Il cronico fallimento del decentramento amministrativo a Bari

Tutte le principali forze politiche di maggioranza e opposizione stranamente tacciono o minimizzano il problema degli inutili ed esorbitanti costi di mantenimento

A dodici anni di distanza dall’introdotta riforma del fallimentare vecchio decentramento, iniziato – come si ricorderà – nel 1981, a Bari si continua ancora a parlare di mancata attuazione di un’effettiva gestione dei servizi di prossimità e delle particolarità territoriali di quartiere. A denunciare il flop degli istituti di decentramento nel Comune capoluogo da anni sono in tanti a Bari, però anche l’amministrazione Leccese fa finta di nulla e, come la precedente amministrazione a guida Antonio Decaro, continua ad assicurare il rilancio dei Municipi promettendo, ma finora solo a parole, una maggiore partecipazione di questi organi politici di quartiere nella gestione reale dei rispettivi territori.

Ad accorgersi che i Municipi baresi sono tuttora strutture prive di autonomia gestionale concreta, perché senza poteri decisionali, senza un bilancio proprio e senza la possibilità di programmare interventi significativi, sono soprattutto le periferie, che restano in balia dell’azione accentrata comunale, con conseguenze spesso disastrose per i cittadini e con il risultato che l’amministrazione centrale anche quando si ricorda di intervenire con qualche opera importante per il territorio, il più delle volta provoca situazioni che – a detta di molti – sono peggiori del problema a cui si tentato di dare soluzione.

Infatti, le competenze strategiche, quali l’urbanistica, lavori pubblici, mobilità, commercio, investimenti, sicurezza urbana – sono saldamente nelle mani delle Ripartizioni centrali, mentre agli istituti di decentramento da sempre a Bari sono state lasciate solo funzioni marginali, come le piccole manutenzioni, iniziative sociali episodiche e attività amministrative di base, come i servizi sociali, e tra l’altro con budget alquanto limitati.

Ma stranamente a denunciare la situazione fallimentare del decentramento barese sono quasi esclusivamente i cittadini e qualche forza politica che non annovera alcun rappresentante in Consiglio comunale, come nel caso dei “Democristiani 5.0” che, con una recente nota sul tema, ha espressamente rilevato che a Bari il decentramento è presente solo sulla carta, poiché non ha mai prodotto un reale avvicinamento tra istituzioni e cittadini, denunciando senza mezzi termini che “i Municipi non decidono, non progettano, non investono e non incidono sulla qualità della vita nei quartieri”, ma sono, di fatto, “solo organismi di rappresentanza senza potere, incapaci di rispondere alle esigenze delle periferie e dei territori più fragili”.

Al quadro di totale inefficacia amministrativa dei cinque Municipi baresi bisogna aggiunge il dato più grave e disastroso dell’esistenza di tali istituti, da non dimenticare “facoltativi” dal 2010 per tutti i Comuni italiani con più di 300mila abitanti, al di sotto del quale sono stati addirittura eliminati per legge, ovvero il costo sostenuto dal Comune di Bari per il mantenimento in vita di tale sistema. Secondo le analisi condotte dai Democristiani 5.0, basate sui bilanci comunali e sulla struttura organizzativa, dal 2014 ad oggi i cinque Municipi baresi sono costati tra 100 e 150 milioni di euro.

Cifra impressionante, questa calcolata dai rappresentati della “Dc 5.0”, che tiene conto delle spese per il personale assegnato ai Municipi, dei costi delle sedi per utenze, manutenzioni, vigilanza, pulizie, oltre ovviamente dei costi diretti ed indiretti dei politici presenti nei Municipi, ossia i presidenti e consiglieri. Infatti, “è inaccettabile – ha affermato il segretario regionale della DC 5.0, Luigi Barnabà – che la città abbia speso oltre 100 milioni per mantenere organismi che non hanno alcuna capacità di incidere sulla vita dei cittadini” e “che le periferie continuino a essere trascurate, che i quartieri non abbiano visto miglioramenti strutturali e che il decentramento sia rimasto un titolo privo di contenuto”.

Come pure inaccettabile, per Barnabà, è che la politica abbia preferito mantenere un’architettura istituzionale inefficace invece di investire in servizi, infrastrutture e qualità urbana”.  Difatti, ha commentato inoltre il responsabile pugliese dello “scudo crociato” in versione 5.0, “con le risorse bruciate dai Municipi, Bari avrebbe potuto cambiare volto. Avrebbe potuto diventare una città più verde, più sicura, più moderna, più vivibile. Avrebbe potuto offrire servizi migliori alle famiglie, opportunità ai giovani, infrastrutture sportive e culturali, spazi pubblici di qualità, mobilità sostenibile e quartieri finalmente rigenerati”.

Invece, è sotto gli occhi di tutti che le risorse spese per i facoltativi istituti di decentramento sono state asso da un sistema, quello dei Municipi, che non funzionano e che non restituisce nulla ai cittadini, poiché non hanno deleghe significative e, quindi, alcun potere effettivo per risolvere i problemi presenti nei territori di competenza. Ed il paradosso è dimostrato dal fatto che a frante di una gestione di spesa annua di appena 96mila euro, uguale per tutti i 5 Municipi a prescindere da popolazione e grandezza, il solo costo diretto dei politici in essi impegnati è di circa 1,5 milioni di euro.

Quindi, a detti molti, sarebbe forse opportuno abolire tale inutile spesa e tornare a forme più efficaci ed efficienti per rapportare all’Amministrazione centrale le problematiche di quartiere, come avveniva prima del 1981 con la figura dei delegati sindaci. In realtà, dell’abolizione dei Consigli di Municipio a Bari finora non ne parla alcuna forza politica attualmente presente nell’aula “Dalfino”, sia di maggioranza che di opposizione.

E non certo perché il decentramento a Bari è indispensabile poiché, come dimostrano i dati e la storia comunale barese degli ultimi 45 anni, gli istituti politici di quartiere sono utili solo alla politica per le elezioni, in quanto attraverso la moltitudine di candidati che corrono per un posto (ben remunerato!) al Consiglio di Municipio, si riesce a gestire e controllare al meglio i voti di scambio, o comprati, come è emerge dalla cronaca giudiziaria barese dell’ultimo decennio. Ma questo è un fenomeno di cui tutte le principali forze politiche locali di maggioranza ed opposizione sono a conoscenza, ma che comunque fanno finta di ignorare. Però, non è certo difficile comprenderne i motivi.

Giuseppe Palella


Pubblicato il 21 Marzo 2026

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