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Il dolmen di San Silvestro

Al pari di quelli di Bisceglie e di Corato, quello di San Silvestro, che si leva nel territorio di Giovinazzo, appartiene al genere della tomba a galleria. La sua storia è curiosa : Nel 1961, mentre si provvedeva alla rimozione di una specchia ‘impropria’ (Specchia Scalfanario), ovvero un cumulo comico di pietrame ‘moderno’ che arrivava a quattro metri di altezza per un diametro di trentacinque, emergevamo i resti di un monumento funerario risalente all’età del bronzo. Al momento della scoperta il sepolcro conteneva i resti di tredici individui e parte minima dei relativi corredi funebri, ovvero frammenti di vasellame (considerato il rango degli inumati, si ritiene che quei corredi comprendessero anche monili, ambre, pietre dure e altro materiale prezioso depredato in epoca imprecisata). Veniamo ora all’aspetto curioso. Lo studio dello stato in cui è arrivato a noi il dolmen di San Silvestro consente di concludere che interventi architettonici risalenti al Seicento o al Settecento avevano fatto di quella galleria il corridoio fra un ambiente adattato alle esigenze umane – la camera sepolcrale – e un ambiente di nuovo conio in pietra a secco, un trullo o giù di lì. Quest’ultima struttura, poi, dovette collassare determinando l’abbandono della struttura. Avvolto da un cumulo di rovine, il dolmen successivamente scomparve sotto la coltre di sassi ricavati spietrando i terreni circostanti (di qui, Specchia Scalfanario). La storia del dolmen di San Silvestro è emblematica dell’impunita disinvoltura con cui ancora nell’Ottocento si cancellavano le tracce del più remoto passato dell’Uomo. A farne le spese furono soprattutto le strutture megalitiche, come specchie, dolmen e menhir. Non si contano i cumuli di pietre preistoriche smantellati per ricavarne pietrisco con cui elevare terrapieni. E i dolmen ‘spariti’, inglobati all’interno di costruzioni che ancora oggi, in segreto, ne utilizzano la vasta lastra di copertura come solaio ? Peggio ancora per i dolmen, impiegati come architravi in trulli e masserie. Per i dolmen lo scempio è ancora in corso e questa volta a rendersene responsabile è il civilissimo uomo del terzo millennio. Con le pale meccaniche, con i ‘muletti’ svellono le pietre fitte e ne fanno commercio. Come è bello un menhir che fa da scalino per un dislivello botanico artificiale. Ancora meglio risalta il suo candore nel verde di un prato all’inglese all’interno di esclusive dimore di campagna.

 

Italo Interesse

 

 

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