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Il dolore di Totò

Raccontare Totò, che impresa. Perché la sua fu vita meravigliosa e tragica. E la tragedia ebbe nome di donna : Liliana Castagnola. Il suicidio della soubrette genovese con cui Antonio De Curtis intraprese una travolgente relazione lasciò  un’ombra sulla vita dell’uomo e, più in profondità, anche sul suo alter ego a cinema e in teatro. Ora, giacché quando si parla di Totò non si sa mai da che parte cominciare, ecco che pure la morte della Castagnola può essere assunta a pietra angolare dell’universo del più irripetibile animale da palcoscenico. Ovvero, nel drammatico evento è possibile rintracciare la ragione del ben celato magone che sottese sia una vita scintillante che una comicità affatto catalogabile. Parte da ciò un originalissimo lavoro di Roberto Del Gaudio (nell’immagine) che ‘attraversa’ la parabola umana e artistica di Totò scansando date e concatenazioni temporali. ‘Totò che tragedia !’ (produzione Diaghilev) è stato in cartellone alla Vallisa sino a domenica scorsa strappando ben meritati applausi. Del Gaudio, che racconta senza raccontare, attinge da copioni e sceneggiature sino ad assemblare una drammaturgia che può sembrare raccogliticcia, mentre nei fatti si rivela ‘astuta’. Inanellando senza appariscente rigore drammaturgico schegge ‘odorose’ di Totò, l’autore e interprete partenopeo compone un affresco coerente e variopinto, a tratti geniale, spesso inafferrabile, puntualmente spassoso. Accanto al Principe, come in una di quelle passerelle che chiudevano gli spettacoli di rivista, riprendono vita colleghi coevi. Alberto Sordi, Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Ettore Petrolini, i De Filippo e Peppino Jovinelli rivivono qui in un’imitazione appena accennata. Con la stessa felice leggerezza filtrata da un velo di malinconia Del Gaudio ‘veste’ Totò limitandosi ad un cappello. Il bravo Del Gaudio non è solo in scena. A sostenerlo nella messa a fuoco del braccio di ferro che la prorompente voglia di vita di Totò doveva ingaggiare quotidianamente con una corrosiva mestizia di fondo, sono quattro strumentisti che con lo stesso Del Gaudio compongono I Virtuosi di San Martino. I vivacissimi Vittorio Ricciardi (flauto), Vito Palazzo (chitarra), Francesca Strazzullo (violino) e Federico Odling (violoncello) elaborano composizioni dello stesso Odling. Esito di questo rivisitare materiale storico in ridanciana libertà è un monumento al grottesco che ben si sposa col colore sottile e amaro di un allestimento certamente pregevole. – Per Teatro Studio 21-22, la stagione Diaghilev in corso alla Vallisa, stasera (si replica domani) è in cartellone ‘Decameron’, di e con Paolo Panaro.

 

Italo Interesse

 

 

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