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Il Fanale delle Pedagne

Si torna a parlare di uno dei pochi arcipelaghi pugliesi, quello delle Pedagne, il complesso di isolotti disposti all’ingresso del porto di Brindisi. Se ne torna a parlare in vista del prossimo ripristino del Fanale delle Pedagne, l’antico faro di Isola Traversa (si spera che il finanziamento – di poco meno di 500mila euro – riveli sufficiente). Un atto dovuto, e non soltanto nell’interesse della navigazione. Quella torre, infatti, costituisce un pezzo della storia di Brindisi. Di forma cilindrica e in muratura di carparo, alto diciotto metri e con una portata luminosa di tredici miglia marine, il faro è operativo dal 1° febbraio 1861; a suo tempo costò 75.222 lire. Era custodito da tre fanalisti i quali a turno ne assicuravano funzionamento e manutenzione. Gli addetti potevano disporre di alloggi costruiti a ridosso del faro. Poi l’avvento della tecnologia rese l’impianto autonomo e i tre faristi vennero rimossi dall’incarico. Abbandonati, gli alloggi andarono in rovina. Una situazione di degrado di cui alcuni anni fa approfittarono contrabbandieri per nascondere cartoni di sigarette. Oltre che riprovevole, un gesto anche audace, visto che da sempre l’arcipelago delle Pedagne – al pari di quello delle Cheradi davanti a Taranto – è soggetto a servitù militare. Uno stato di cose, questo, che va a danno delle potenzialità turistiche delle Pedagne. L’arcipelago si comporrebbe di sei isole. Il condizionale trova spiegazione nel fatto che alcune di queste isole sono collegate artificialmente al territorio. Sulla più vasta, Pedagna Grande, la cui superficie è di 8,63 ettari, si addestra il Battaglione San Marco ; sull’isola sopravvive il basamento di un’imponente batteria, la Fratelli Bandiera, costruita nel 1916. L’isola di Sant’Andrea ospita il Castello Alfonsino e il Forte a Mare. Avendo detto di Traversa, resta da accennare a La Chiesa, Monacello e Giorgio Treviso. La prima isola, che si presenta piatta e priva di vegetazione ed estesa per 1,29 ettari, si distingue per la presenza dell’affrescata Grotta dell’Eremita; gli affreschi, che forse rappresentano la Natività, necessitano di urgenti restauri; all’esterno della grotta si scorgono ancora tracce di un vano dormitorio e di una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Quanto a Monacello e Giorgio Treviso, si tratta di modesti affioramenti che sarebbe più esatto chiamare scogli; il primo misura 600 mq, il secondo 2270. Alle Pedagne non ci si può avvicinare a meno di cinquanta metri e solo nel periodo estivo, cioè dall’1 giugno al 30 settembre. Una situazione che danneggia particolarmente La Chiesa, su cui non possono sbarcare tecnici per una perizia sullo stato degli affreschi della Grotta dell’Eremita.

Italo Interesse

 

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