Ro-sa, Ro-sa, Ro-sa…
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Il fattaccio della sposa arsa

Limitata com’è, la natura umana predilige sapori e tinte forti. Sicché, tramanda più facilmente una tragica storia d’amore che un idillio a lieto fine. Non meraviglia, quindi, che a ispirare le leggende siano più facilmente fattacci che fatti. La mitologia non è una carneficina ? Anche in era moderna rancore, prepotenza, desiderio venale e sete di vendetta continuano ad esercitare un richiamo irresistibile. Esemplare la storia della Signura Leta, che da generazioni si tramanda a Mesagne : In epoca imprecisata la figlia di un ricco possidente s’innamorò del figlio di un ciabattino. Nonostante l’opposizione della famiglia, Leta e il suo innamorato tentarono la fuga d’amore. Ma il padre li prevenne incaricando i due figli maschi di fare giustizia. Dopo una breve ricerca, questi sorpresero in due innamorati in una masseria di Mesagne. Il giovane morì per primo, accoltellato. Lei, che indossava l’abito da sposa della madre, cercò scampo nel forno. Ma nella concitazione della fuga una scarpa le cadde proprio davanti all’imboccatura del forno. Quando i fratelli scorsero la calzatura compresero. Allora, invece di snidare la sorella e riservarla la stessa sorte dell’amato, diedero fuoco alle fascine che stavano nel forno. Da quel giorno il fantasma della Signura Leta si aggirerebbe per le campagne di Mesagne indossando un abito nuziale e tenendo in mano una scarpetta bianca… Venendo ora alla possibile genesi della leggenda, nel suo ‘Pregiudizi, superstizioni e fantasmi del popolo mesagnese’, Enzo Poci riferisce quanto a suo tempo gli raccontò un tale signor M. Molti anni fa a Mesagne un medico viveva in una villa o masseria in contrada Calana con una “bellissima artista napoletana” (forse una ‘sciantosa’). I due evidentemente non erano sposati ; l’autore infatti parla di “convivenza” pesantemente ostacolata dalla famiglia di lui. Dinanzi a questo atteggiamento ostile i famigliari di lei vennero a prelevare la figlia per riportarla a Napoli. Al momento di partire la donna, rimproverando al compagno d’aver fatto ben poco per trattenerla, lanciò una maledizione : Il fuoco avrebbe colpito la casa e l’amante ne sarebbe morto. Ebbene, quindici giorni dopo un fulmine si abbatté sulla casa uccidendo il medico. A distanza di anni, sopraggiunse anche la morte della sciantosa. Fu allora che per la prima volta si manifestò il fantasma della Signura Leta. Ciò avvenne proprio nella villa in cui  morì il medico e in cui era andato ad abitare il signor M. La fonte di Poci parla di una prima apparizione, di notte, all’esterno della casa : una signora vestita di nero e dal viso scheletrico. La seconda apparizione ha luogo all’ingresso del viale che conduce alla villa : alla vista della Signura Leta il signor M. si segna e pronuncia in latino scongiuri imparati da un prete in precedenza chiamato a benedire la casa. Ma il fantasma lo rassicura : A lui non farà alcun male e da quel luogo non è intenzionata ad andare via. La terza e ultima apparizione risale ad alcuni giorni dopo : Un amico viene a trovare M. portandosi dietro le due figlie. Le bambine riferiscono d’avere visto una donna vestita da sposa che dall’alto di un balcone le osservava… Attualmente, quel fabbricato ospita un lussuoso ristorante chiamato, ma guarda un po’, Villa Leta. Alla truce vicenda nel 2004 i fratelli Magrì hanno dedicato un film, Bianco Scarlatto”. Girato a Mesagne e nello stesso comune ambientato e interpretato da attori non professionisti (ma con la partecipazione di Franco Nero), il film ha partecipato a numerosi festival raccogliendo una menzione e due secondi posti.

Italo Interesse

 

 

 

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