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Il frate soccorse “i periclanti giovanetti”

Nel 1841 Cesare Malpica, giornalista, poeta e scrittore campano visitò la Puglia. Il relativo taccuino di viaggio è contenuto in ‘Il giardino d’Italia, 1841-1847’, resoconto di un più vasto viaggio attraverso i numerosi Stati in cui allora la nostra penisola era spezzettata ; gli altri taccuini s’intitolano : ‘Venti giorni in Roma (1843), Le notti romane (1844), Un mese negli Abruzzi (1844), Dal Sebeto al Faro (1854), La Toscana e l’Umbria (1846) e La Basilicata (1847). Quando soggiorna a Bari, Malpica, senza rinunciare all’enfasi ridondante che connota la sua prosa, racconta un fatto occorso nella nostra città e risalente a due anni prima. Non si sa se il fatto era stato raccontato al giornalista-viaggiatore al suo arrivo in città o se di esso egli era già a conoscenza poiché di pubblica notorietà (in questo caso il Giornale delle Due Sicilie dovrebbe avergli dedicato un articolo). Sappiamo che l’episodio ebbe luogo il 9 agosto 1839 in un punto imprecisato del litorale cittadino : “Una brigata di giovanetti” era scesa in acqua quando i “flutti erano in calma”. Ma il tempo mutò improvvisamente e “la bufera sorse dagli abissi del mare”. Dei giovani bagnanti solo i più vicini alla riva riuscirono a mettersi in salvo (“afferrarono la sponda”). Tre di questi, invece, “portati dalla furia de’ cavalloni”, rischiavano di annegare. Alle loro grida d’aiuto “piangeano” i cittadini accorsi sulla spiaggia, senza che nessuno osasse mettere piede in acqua. Tuttavia “la dolente nuova giungea” ad un frate cappuccino” il quale, deciso a salvare “i periclanti giovanetti”, giunto sul lido “svestì i ruvidi panni, si segnò e slanciossi ne’ flutti”. Allora “una lotta tremenda comincia tra lui e le onde procellose”. Alla fine “l’impavido” religioso raggiunge “i tapini ondeggianti tra la vita e la morte”. Raggiunto il primo , “se lo accolla”, quindi afferra il secondo “con la manca e, forte tenendolo, a sé lo trae”. Con questo doppio “incarco” raggiunge uno scoglio dove “depone i redenti”. Nel frattempo qualcuno non è rimasto a guardare dal momento che il frate, quando vede che “mercè d’una corda” i due incauti bagnanti sono tratti a riva, si slancia nuovamente in acqua a salvare il terzo. Raggiunge anche quello, ma è troppo tardi. Allora egli “lascia il ministero dell’uomo e assume quello dell’inviato di Dio”. In mezzo alla furia dei cavalloni, dopo aver rimesso “ogni fallo” al poverino, alza la mano e lo benedice. Quindi, faticosamente, “tirandosi appresso la morta salma”, che così “rapisce alla tomba inonorata”, viene a deporla sulla riva affinché i parenti possano “versar lagrime e sparger fiori su le amate ossa”. Solo alla fine Malpica rivela il nome dell’eroe. “Egli si chiama Padre Niccolò da Bari”.

Italo Interesse

 

 

 

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