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Il fuoco viene da lontano

Alberto, che si fa chiamare Andrea, è al centro di un braccio di ferro tra amore e morte. Ma ad amare, come a morire, sono le donne. Un virtuoso del pianoforte e dal carattere insostenibilmente contorto è la figura principale di ‘Armonie riverse’, romanzo di Rossella Cea, edito lo scorso febbraio da Rupe Mutevole Edizioni. La storia della letteratura ha dato enfasi a non poche espressioni della negatività umana. Ma se la ‘grandezza’ dei vari Thénardier, Uriah Heep, Don Rodrigo e Riccardo III disarma il lettore, la dimensione affatto ‘alta’ (ma solo ad uno sguardo superficiale, come vedremo) di questo dannoso infelice sollecita invece l’idea della violenza. Ciò è buon segno. Vuol dire che il personaggio è reso bene, che prende. Chissà, poi, se Andrea/Alberto è davvero questo disastro. Il respiro breve del romanzo non consente di mettere a fuoco il marasma interiore del protagonista. Egli è tuttavia un musicomane a inclinazione classica, sappiamo. Soprattutto è un ‘devoto’ di Rachmaninov… Già questo segnala una certa ‘raffinatezza’ nello squilibrio che lo devasta. Che l’origine del disturbo sia meno prevedibile di un trauma infantile acuito da un irrisolto rapporto con la figura materna? Che l’origine del disturbo vada al di là dell’arco temporale di un’esistenza …? Pagina dopo pagina assume rilievo in ‘Armonie riverse’ il risuonare di uno di quei richiami ancestrali, oscuri e irresistibili che, quando innescati da concatenamenti inafferrabili, raggiungono qualcuno per via genetica e lo ‘segnano’. Allora prende forma l’eccezione, il mostro, il genio, il predestinato. In una parola, il diverso. Esemplare in tal senso l’episodio descritto nel capitolo VIII, in cui Andrea – a questo punto spinto da ben altro che un funesto disagio esistenziale – corre in auto fino a Carpignano per la Notte della Taranta. Lì, mescolato al tumulto tribale che strizza l’occhio a Bacco, Orfeo e Demetra, incontra una donna paludata di nero come “un’enorme ragno”, figura simbolo di una Madre Terra che riaffiora con i suoi “istinti implacabili” nelle forme di un rito pagano mai ‘addomesticato’ dalla Chiesa. ‘Chi sei?’, le domanda Andrea. “Io sono l’origine. Tutto comincia e finisce con me…”, è la risposta. Messa così, allora, Andrea si svela per qualcosa di più di una figura inammissibile che trova la perfezione “stomachevole” e la bellezza “insopportabile”. La sua diversità trova finalmente spiegazione, ma non perdono, nonostante la scoperta nel finale di una (improbabile) vocazione genitoriale. Scritto con mano sicura, ‘Armonie riverse’ si presta ad una lettura agile e piacevole.

 

Italo Interesse

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