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“Il genocidio armeno” una memoria pugliese, un progetto per il futuro

Un atto d’amore e una testimonianza d’affetto per il popolo armeno. Questo, in sintesi, rappresenta l’opera del dott. Luigi Antonio Fino, cofondatore del Comitato Puglia/Armenia di Bari, associazione impegnata culturalmente nella diffusione della storia armena, a testimonianza della diaspora e del genocidio perpetuato su questo popolo tra il 1915 e il 1923 dai “Giovani turchi”, ufficiali nazionalisti che, deposto il Sultano,crearono la Turchia moderna. Terra emersa tra il Mar Caspio, il Mar Nero e il Mar Mediterraneo, l’Armenia, culla di una cultura che ha attraversato millenni di storia, è stata terra di conquista per realtà dominanti diversissime fra loro: Romani, Bizantini, Persiani, Mongoli, Russi, Turchi, ed infine venne il Metz Yeghern, “ il grande male”. La premessa del genocidio degli Armeni fu lo smembramento dell’Impero Ottomano, che tra il 1878 ed il 1919 perse l’85% del suo territorio ed il 75% della sua popolazione. Fu così che prima il Sultano Abdul Hamid II, poi il Governo dei Giovani Turchi ed infine Mustafà Kemal, “Ataturk” il Padre dei Turchi, cavalcarono la spinta nazionalista, invocando una pulizia etnica del sacro suolo turco. Gli armeni, un’elitè culturale ed economica, minoranza linguistica e religiosa, rappresentavano il capro espiatorio ideale. Le atrocità riportate nel libro del dott. Luigi Antonio Fino, ampiamente ed inequivocabilmente documentate, vogliono far riflettere l’opinione pubblica e la società civile, sulle nefandezze commesse su un popolo inerme, fieramente cristiano per aver abbracciato quella Fede prima di ogni altra etnia. Questo “Genocidio” ancor oggi viene per lo più sottaciuto, volendo farlo passare per eventi bellici che costarono la vita solo a trecentomila persone. Chi parla di “Genocidio” in Turchia rischia il carcere per il reato di offesa all’identità turca. Tutto ciò in una nazione che riveste un ruolo fondamentale nel complicatissimo scacchiere medio-orientale e che chiede oggi, nuovamente, di entrare nella Unione Europea. Quanto alle cifre dello sterminio gli storici sono concordi nello stimare un numero di vittime non inferiore ad un milione e cinquecentomila. Peraltro a supporto della verità storica del genocidio è riportata la testimonianza di Henry Barby, che con il suo libro “Il martirio di un popolo” rappresenta per noi la descrizione più compiuta e dettagliata di questa triste pagina di storia del ventesimo secolo. Gli Armeni, antico popolo indoeuropeo si stabilirono nell’immensa regione dell’Asia sud-occidentale che si estende dall’Anatolia all’altopiano iranico. Il legame storico con la Puglia, regione da sempre cerniera tra Oriente ed Occidente, inizia nel Medioevo (X secolo) e, precisamente, negli anni in cui Bari era la capitale dei possedimenti bizantini nel Mezzogiorno. La Bari bizantina era una società multietnica e multiculturale dove convivevano pacificamente greci e longobardi, cristiani, musulmani ed ebrei, genti d’Occidente e genti d’Oriente e tra costoro gli Armeni giunti in Puglia assieme ai bizantini. Abbiamo numerose testimonianze nei documenti del Codice Diplomatico Barese della comunità armena presente a Bari. Alcune famiglie erano insediate e possedevano delle proprietà in agro di Ceglie, a non molta distanza da Bari: in un documento del 990 è testimoniata una lite tra congiunti per un’eredità. Nel 1005 Mosese, chierico armeno, fondava la chiesa di San Giorgio, probabilmente ubicata nei pressi della Corte del Catapano, ossia nel luogo ove sorgerà la basilica di San Nicola, segnalata spesso come San Giorgio del porto e nel 1210 come San Giorgio degli Armeni. Il quartiere armeno di Bari si trovava proprio di fronte alla Corte del Catapano ovvero il Pretorio bizantino; è ancora oggi esistente, sebbene nelle forme romaniche, la chiesa dedicata a San Gregorio l’Illuminatore apostolo del cristianesimo in Armenia (IV secolo). Tale chiesa è ricordata in un documento del 1015 assieme all’abate e rettore, probabilmente armeno, Meles. Nel 1089 era divenuta, da chiesa pubblica, cappella privata della famiglia aristocratica armena degli Adralisto. Un documento del 1011, firmato in armeno da un sacerdote Giuseppe, tratta di un’eredità contestata fra Arcontissa, la matrigna e il figliastro Andrea. Gli Armeni svolgevano un ruolo preminente nell’esercito bizantino ricoprendo posizioni di prestigio e di comando. Infatti tra il 1008 e il 1010 fu catapano l’armeno Giovanni della casata Curcuas (Gurgen), mentre nel 1011 l’armeno Leone Tornikos (Tornik), stratego del thema di Cafalonia,  riconquistò Bari sotto le armi bizantine. D’origine armena era anche il catapano Basilio Mesardonide che nel 1011, come ricordato da un’epigrafe, ristrutturò l’area del Pretorio. Qualche influsso dell’iconografia armena si ha in talune scene miniate nei rotoli dell’Exultet barese. Una testimonianza suggestiva ed importante, tuttavia senza riscontri oggettivi e certi, sostiene che  Curcorio (Kurcorius, Gregorio), ricordato come giudice perspicacissimo, uno dei committenti nel 1087 della traslazione delle ossa di San Nicola da Mira a Bari che dal santo Taumaturgo era stato miracolato, fosse di origine armena. La presenza armena a Bari e nei dintorni (in particolare a Ceglie e nel casale di Sao) è testimoniata dalla dedicazione di chiese a santi collegabili con la tradizione armena: Prisco, Procopio, Pancrazio, Mauro. Nei pressi della Cattedrale esisteva un nutrito numero di chiese armene forse appartenenti ad una colonia di quartiere: San Procopio, costruita dal turmarca Tubaki nel 1020, San Gregorio “de  Falconibus” (forse da identificare con i resti della chiesa rinvenuta nel sottosuolo di palazzo Simi), San Bartolomeo, ancora esistente. Nell’area del Pretorio bizantino si trovava la chiesa di San Eustrazio martire, abbattuta verso la fine del XI secolo per lasciare spazio alla basilica nicolaiana. Secondo Nino Lavermicocca sarebbero di origine armena anche le chiese di Santa Pelagia (attuale Sant’Anna) e Sant’Onofrio. Un’ulteriore traccia armena lo si può ancora trovare in alcuni diffusi cognomi baresi: Armenise, Amoruso (cambiavalute in armeno) ed anche, secondo Maurogiovanni, Caccuri, Susca, Zaccaria, Marzapane, Trevisani, Pascali e Oliviero. La presenza della comunità armena a Bari fu decisamente importante ed ha lasciato segni e tracce sovente dimenticati. Probabilmente anche a Taranto vi erano degli Armeni; ancora oggi esiste nel centro storico del capoluogo ionico la chiesa di Sant’Andrea degli Armeni edificata nel 1353. Bari, parecchi secoli dopo, ha avuto un ulteriore legame storico con il popolo armeno ospitando, negli Anni venti del XX secolo, un nutrito gruppo di profughi di quella Nazione sfuggiti alle pesanti e atroci persecuzioni turche. Gli Armeni furono ospitati nel villaggio “Nor Arax” ove si dedicarono alla produzione di tappeti, arte nella quale eccellono. A Bari si trovava esule il poeta Hrand Nazariantz (1886-1962) che si prodigò molto per i suoi connazionali. Ancora oggi nel capoluogo pugliese vi è la comunità armena che si occupa, tra le altre cose, di preservare la memoria storica e tramandarla alle nuove generazioni.

 

Maria Giovanna Depalma

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