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Il giallo di San Lorenzo

Giulio Cesare Russo, destinato a entrare nell’ordine dei Cappuccini Minori col nome di Lorenzo da Brindisi, nacque in questa città il 22 luglio del 1559. Il talento innato, che gli studi affinarono, lo portò ad una rapida e brillante carriera religiosa. Viaggiò molto, pertanto, svolgendo delicati incarichi diplomatici. Uno di questi, nel 1599, lo vide alla guida dei missionari inviati dal Pontefice nella Germania luterana. Nell’ottobre del 1601 il religioso chiese di essere tra i cappellani incaricati di assistere spiritualmente le truppe cattoliche in guerra contro i turchi. Destinato all’accampamento imperiale di Albareale in Ungheria, il 9 ottobre si distinse per la fermezza con cui guidò gli imperiali contro la preponderante minaccia turca (un busto a lui dedicato e collocato negli ambienti del castello di Csókakő, a poca distanza da Albareale). A questa missione fecero seguito altre. L’ultima gli fu fatale. Quando fu eletto Vicario Generale dell’Ordine, padre Lorenzo si assunse il compito di visitare tutte le province dell’Ordine. Nel 1618 era in questa veste a Napoli, dove venne  convinto dai patrizi napoletani a recarsi in Spagna per esporre al re Filippo III le malversazioni del viceré don Pietro Giron, duca di Ossuna. Ma il potentissimo Duca, che aveva amici (e spie) ovunque fece di tutto per ostacolare l’azione di padre Lorenzo, il quale, così, dovette lasciare Napoli di nascosto, nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 1618, travestito da soldato. Inseguito da agenti del viceré, arrivò per mare a Genova, dove rimase bloccato per tutto l’inverno a causa delle proteste diplomatiche dell’Osuna il quale accusava di ingerenza il papato. Dal canto suo il Pontefice,  interessato a non inimicarsi il temibile confinante, era perciò restio a intervenire con  tutto il suo peso politico. Prima che il caso diventasse di portata internazionale, lo stesso Filippo III intervenne a ordinare il prosieguo della missione del cappuccino. Partito da Genova il 5 aprile 1619, Lorenzo  giunse a Madrid il 9 e da lì – sfuggendo a sicari – raggiunse in maggio Lisbona, dove in quel momento si trovava il sovrano. In non buone condizioni di salute (soffriva di gotta), il frate incontrò Filippo III tre volte, ma ne ottenne solo inutili rassicurazioni verbali. Deluso per il comportamento del re e per il debole sostegno del papa Paolo V, il suo stato di salute precipitò. Accolto agonizzante, tra voci di avvelenamento, nella casa di Pedro de Toledo, vi morì il 22 luglio 1619, secondo la tradizione dopo aver predetto che entro due anni sarebbero stati chiamati in giudizio da Dio anche Filippo III e Paolo V. Il Toledo ne fece imbalsamare le spoglie, che trasportò subito in Spagna a Villafranca del Bierzo, capitale del proprio marchesato, tumulandole nel monastero delle Francescane Scalze, dove si trovano tuttora. Quanto alla sua maledizione, il 28 gennaio 1621 si spense Paolo V ; il 31 marzo dello stesso anno toccò a Filippo III… Lorenzo da Brindisi fu beatificato da Pio VI nel 1783, canonizzato da Leone XIII nel 1881 e proclamato dottore della Chiesa da Giovanni XXIII il 19 marzo 1959.

Italo Interesse

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