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Il giorno dei pittori

Dieci anni esatti dividono due pittori foggiani che nell’Ottocento conobbero il loro momento di gloria. Nati rispettivamente il 5 agosto 1822 e il 5 agosto 1832, Francesco Saverio Altamura e Vincenzo Acquaviva videro le loro strade incrociarsi nel 1848, quando all’Istituto di Belle Arti di Napoli il secondo divenne allievo del primo. Al di là di quella breve stagione, fra i due non ci furono più contatti. Troppo distanti per carattere e visione pittorica, Altamura e Acquaviva (più pugliesi di così…) intrapresero cammini divergenti. Esuberante e interessato alla politica, Francesco Saverio Altamura cospirò contro i Borbone, dovette riparare in Toscana, poi fu tra i Mille, divenne consigliere comunale a Napoli, a Firenze rivestì cariche governative sotto la presidenza di Bettino Ricasoli. Inizialmente si appassionò al soggetto storico; celebri sono rimaste due sue tele: Le nozze di Buondelmonte e I funerali di Buondelmonte, la prima delle quali faceva parte della collezione della filiale di Bari della Cassa di Risparmio di Puglia). In seguito Altamura aderì alla corrente macchiaiola, prima di diventare un paesaggista e passare alla pittura en plain air. Sentimentalmente, si legò solo a pittrici, da cui ebbe quattro figli, l’ultimo dei quali, Bernardo Hay, seguì le orme paterne. Vincenzo Acquaviva invece condusse vita tutt’altro che brillante. Natura schiva e sobria, artista coscienzioso, non si arricchì mai. Conobbe anche la miseria. A tale proposito abbiamo raccolto un aneddoto che illustra bene l’uomo : Nel settembre del 1856 l’Acquaviva aveva cominciato a lavorare a una tela (‘L’Illuminato’) che gli era stata commissionata dall’Amministrazione provinciale. Gli ultimi mesi di gestazione dell’opera furono drammatici. A dicembre, mentre oltre le finestre fioccava la neve, all’interno di un atelier freddo come una ghiacciaia (non c’era di che alimentare la stufa), il modello del pittore rifiutava di spogliarsi. Per infondergli coraggio l’Acquaviva arrivò a denudarsi e a dipingere in quelle condizioni. Portato finalmente a termine il lavoro, svenne… Di lui si ricordano due grandi successi: all’Esposizione Nazionale di Firenze del 1861 e all’Esposizione di Utrecht del 1866. Dal 1877 lavorò solo come ritrattista (nell’immagine, una sua opera). Sia Francesco Saverio Altamura che Vincenzo Acquaviva si spensero a Napoli, il primo nel 1897, l’altro nel 1902. La città natale non li ha però dimenticati dedicando una via ad entrambi. In più, Altamura è stato omaggiato con un l’intitolazione di un Istituto scolastico. Molto prima, nel 1901, Foggia gli aveva dedicato un busto, ribattezzato dal popolo U Capacchiòn  per la testa sproporzionata rispetto al resto del corpo. Sistemata in piazza Federico II, la scultura fu trasferita nel 1928 all’interno della Villa Comunale. Andò distrutta nel corso dei bombardamenti angloamericani del 1943.

 

Italo Interesse

 

 

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