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Il Giusto e il tragicomico

Ieri più di oggi era possibile nelle aule delle Preture assistere a involontari spettacoli tragi-comici. A metterli in essere era l’umanità più meschina e chiassosa, chiamata a rendere conto alla Giustizia di piccole violazioni del Codice Penale. Alterchi, baruffe o risse che nel peggiore dei casi non andavano mai oltre il ferimento lieve erano l’oggetto di udienze affollate da un pubblico di fannulloni attratti dalla possibilità, affatto remota, di farsi due risate. Si pensi a ‘Un giorno in Pretura’, diretto da Steno nel 1953, film a episodi a ognuno dei quali corrisponde uno sfizioso caso umano che vede protagonista il Pretore Salomone Lo Russo (Peppino De Filippo), chiamato a una faticosa applicazione del Codice Penale. Allo stesso schema sembra ispirarsi Eugenio D’Attoma, autore di ‘Gestizzie jè fatte’, un altro dei tanti testi riemersi dall’oblio dopo la scomparsa del grande teatrante. Prodotto da quel Piccolo Teatro di Bari che ora si fregia del nome del suo Nume tutelare, ‘Gestizzie jè fatte’ ha debuttato nella struttura di via Borrelli sabato scorso. Affiancata da un rovinoso cancelliere, una severa ‘Pretora’ (se non dici così, oggi le donne ti mangiano) deve giudicare tre popolani coinvolti nella rissa legata a un ferimento lieve. A difendere gli imputati è un abulico difensore d’ufficio che assolve il proprio compito in un clima da stadio che non lo sfiora nemmeno. Il chiasso viene dal pubblico presente in aula e dagli altri testimoni, che la regia di Maurizio Sarubbi colloca in cabina di regia, quindi alle spalle degli spettatori, con efficace effetto-presenza; tale effetto è amplificato dall’espandersi dell’azione oltre il palcoscenico quando testimoni e imputati, attraversando la scalinata di platea, dallo spazio in cui è ammesso il pubblico si spostano a quello riservato alla ‘Magistrata’. A sfilare dinanzi a costei sono un guappetto, una Guardia municipale ai limiti della psicolabilità e una sanguigna popolana che conosce solo la lingua madre, sì che l’Avvocato d’ufficio deve prestarsi a fare da interprete. Questa difficoltà d’intendersi fra classe colta e popolino, oltre ad essere fonte di risate, costituisce l’aspetto più interessante del testo di D’Attoma, in cui ad ogni passo vengono impiegati termini dialettali arcaici (il lavoro sembra ambientato nella prima parte del Novecento). Strutturato geometricamente, ‘Gestizzie jè fatte’ è sapida, scoppiettante espressione di teatro comico popolare. Come tale, vive delle gag e dei tormentoni cui danno vita personaggi dai caratteri lontani e dai ben definiti contorni. Insieme ad un’indomita Nietta Tempesta si muovono con generosità Enrico Milanesi Amendoni, Roberto Romeo, Susi Rutigliano, Claudio Ciraci e lo stesso Sarubbi. Consulenza artistica di Nietta Tempesta, direzione di scena di Claudio Farina.

Italo Interesse

 

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