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Il Governo introduce per decreto la doppia preferenza di genere

Il Governo introduce per Decreto la doppia preferenza di genere in Puglia già dalle prossime elezioni di settembre e pone fine così al vulnus della legge elettorale pugliese che di preferenze ne prevede solo una, oltre che all’inerzia della Regione Puglia che negli ultimi quattro anni non ha mai provveduto ad adeguarsi a quanto indicato anche da una legge nazionale del 2016, né ultimamente da un’apposita diffida del Governo “giallo-rosso”. A dare attuazione a detto Decreto il Consiglio dei ministri ha anche chiamato il prefetto di Bari, Antonia Bellomo, che avrà la funzione di commissario straordinario per provvedere “agli adempimenti strettamente conseguenti” ad adeguare la normativa elettorale regionale. Subito dopo la riunione pomeridiana del Cdm, il premier Conte ha scritto su Facebook: “sarebbe davvero un bel segnale che il decreto legge appena approvato dal Consiglio dei Ministri riunito in seduta straordinaria fosse convertito in legge all’unanimità dal Senato e dalla Camera”. Infatti, tale Decreto dovrà essere convertito in legge entro 60gg. e quindi entro la fine di settembre.  Sono state ore frenetiche a Roma per la Puglia quelle che hanno preceduto la seduta straordinaria del Cdm nella sede governativa di Palazzo Chigi, dove anche il governatore  uscente, Michele Emiliano, invitato recentemente a far varare il decreto sulla doppia preferenza di genere, ha preso parte alla riunione con il Governo prima dell’effettivo inizio del Consiglio dei ministri che ha deciso il provvedimento da adottare per sostituirsi all’inadempienza dell’Assemblea pugliese nell’attuazione del rispetto costituzionale delle pari opportunità elettive per le donne nei consessi istituzionali, qual è il caso del Consiglio regionale pugliese. Nelle ore che hanno preceduto il Consiglio dei ministri ci sono state anche interlocuzioni sia a livello nazionale che in Puglia, tra centrosinistra e centrodestra per trovare una via d’uscita sulla doppia preferenza di genere, da introdurre subito nella legge elettorale pugliese. Una introduzione normativa, questa, che – come è noto – avrebbe dovuto essere effettuata dal Consiglio regionale della Puglia nell’ultima seduta di questa x Legislatura, svoltasi martedì scorso, e che invece così non è stato a seguito dell’abbandono dei lavori dell’Aula da parte di molti consiglieri di maggioranza dopo che era passato a scrutinio segreto un emendamento dell’opposizione di centrodestra, a firma del forzista Domenico Damascelli, che di fatto impedirebbe la candidatura a dirigenti e consulenti regionali in carica, come nel caso specifico dell’epidemiologo Pierluigi Lopalco. Infatti, il segretario del Pd Puglia, Marco Lacarra, intervistato sulla vicenda, aveva dichiarato: “Stiamo lavorando per una soluzione condivisa sia nella forma che nei contenuti”. Però, aveva sottolineato il parlamentare pugliese dei Dem: “Non è ancora deciso se sarà il Consiglio regionale ad approvare la doppia preferenza o il Governo nazionale”, perché “al momento i tecnici stanno valutando se ci sono ancora i tempi per convocare l’Assemblea pugliese”. Infatti, aveva ricordato Lacarra: “Entro martedì 4 agosto devono essere firmati dal presidente della Regione Puglia i decreti di indizione delle elezioni e dei comizi, quindi potrebbe non esserci spazio per un’altra seduta del Consiglio, anche se le valutazioni sono ancora in corso”, concludendo: “Se dovesse essere scartata questa possibilità, ci penserà il Governo ad emanare un decreto, ma con la condivisione di tutte le forze politiche”. Il premier Giuseppe Conte probabilmente avrebbe preferito che fosse stata la Regione stessa a risolvere, sia pur a supplementari, la questione, per cui – stante ad alcune indiscrezioni – giovedì sera aveva avuto un lungo colloquio telefonico con il presidente del Consiglio regionale, Mario Loizzo, per verificare di persona sulle possibilità che l’Assemblea pugliese potesse ancora rimediare al “flop” di martedì notte, ritornando a riunirsi per approvare la doppia preferenza di genere e, quindi, ad ottemperare alla diffida del Governo. In realtà, così non è stato. Anche quasi tutte le forse politiche, sia di maggioranza che di opposizione, presenti nel Consiglio pugliese si erano già dichiarate pronte a ritornare in Aula per votare “sic et simpliciter” il ddl di Emiliano sulla doppia preferenza di genere. Ma nonostante tale disponibilità, qualcuno (Emiliano o Loizzo, od entrambi?) evidentemente ha preferito lasciare la “patata bollente” al Governo centrale, che è stato così costretto ad intervenire con il decreto. Infatti, in caso fosse stata l’Aula pugliese ad approvare la doppia preferenza di genere avrebbe conseguentemente avuto efficacia anche l’emendamento “anti-Lopalco” già approvato dal Consiglio. E ciò verosimilmente non sarebbe stato gradito sicuramente al governatore uscente che, invece, vuole il professor Lopalco candidato alle prossime regionali in una delle sue liste civiche. Sui particolari del Decreto governativo si saprà di più dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Sin d’ora, però, ci si può chiedere: “Cosa accadrebbe se detto provvedimento giungesse all’esame del Parlamento per la conversione in legge dopo lo svolgimento delle regionali del 20 e 21 settembre (visto che ciò è possibile, perché rientrerebbe nei tempi dei 60 giorni per l’approvazione) e poi non fosse approvato?” Un rebus che, forse, andrebbe risolto prima del voto delle regionali. Diversamente si esporrebbe l’esito delle elezioni pugliesi ad un “rischio” politico che alla fine potrebbe anche dipendere dall’esito di detta consultazione. Queste ultime, invece, hanno bisogno di certezze per l’esito e non certo di quella stessa “spada di Damocle” che il Governo stesso avrebbe voluto evitare se la doppia preferenza di genere fosse stata introdotta dalla Regione Puglia. Insomma, la X Legislatura pugliese a guida Emiliano rischia ancora di far parlare di se anche dopo la sua scadenza.

 

Giuseppe Palella

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