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Il Graal, la rosa, il rosone

La sua funzione è controversa. Per gli occultisti serve a catturare la luce del sole in un determinato giorno dell’anno al fine di proiettarla all’interno del tempio su un determinato punto del pavimento; ciò allo scopo di praticare una riservatissima forma di magia bianca. Per altri invece è solo un finestrone decorativo di forma circolare aperto sulla facciata delle chiese romaniche e gotiche all’altezza dell’asse della navata principale. Nel rosone l’elemento decorativo consiste in un sistema di raggi a forma di colonnine – finemente scolpite oppure no e dette ‘bracci’ – disposte radialmente a partire da un nucleo centrale ; talvolta vetrate colorate trovano posto tra gli spicchi o ‘petali’ (di qui la parola ‘rosone’, con esplicito riferimento ai petali della rosa, fiore che nell’iconografia della mistica cristiana assume il più alto valore rappresentando il Graal o la sublimazione del sangue di Cristo). Il numero dei raggi non è mai affidato al caso. Tradizionalmente essi sono dodici, lo stesso numero delle tribù d’Israele, dei mesi dell’anno, dei discepoli del Salvatore, dei segni zodiacali, delle lunazioni complete in un anno… Qualche rara volta questo numero è al di sotto o al disopra di dodici (si registrano casi di rosoni a sei e a ventiquattro ‘spicchi’). In ogni caso è un numero è pari. Questo allo scopo di dividere più armonicamente l’angolo giro. Per le stesse ragioni il ricorso a un numero dispari avviene solo col nove, che è multiplo di tre, e col quindici che è multiplo del tre e del cinque (il rosone della cattedrale di Altamura è diviso in quindici spicchi). Con questa accortezza è possibile ottenere angoli a gradazione non decimale. Ci sono però le eccezioni. A Larino, in Molise, il rosone della cattedrale è diviso in tredici sezioni. In questo caso la suddivisone dà origine ad un numero decimale periodico. Ne consegue in fase di costruzione l’impossibilità di avvicinarsi alla perfezione, invece consentita, almeno teoricamente, da un numero pari o, come abbiamo visto, da un multiplo di tre o di cinque. Perché allora complicarsi la vita scegliendo un numero che tra l’altro nella tradizione cristiana è considerato negativamente? A Larino si è forse voluto rappresentare il numero dei presenti all’Ultima Cena, come alcuni vogliono ? L’interrogativo, stuzzicante, ci riporta in Puglia: la Concattedrale di Troia presenta invece un rosone a undici bracci. Cos’altro si è voluto simboleggiare questa volta, il consesso dei discepoli senza Giuda, prima che Mattia fosse chiamato a ricomporre il numero originale?… Forse non lo sapremo mai. Però mettiamo pure in conto il desiderio di qualche architetto di distinguersi con un capriccio geometrico intorno a cui gli occultisti continuano ad ostinarsi senza frutto. – Nell’immagine, il rosone del duomo di Orvieto.

Italo Interesse

 

 

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