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Il grottesco e l’amaro sull’altra riva del lago

Vivo successo al Kismet per ‘Misurare il salto delle rane’, ultima produzione di Carrozzeria Orfeo

Metà anni novanta, un borgo di pescatori isolato dal mondo, tre donne ben misteriose, diverse per personalità e vissuto, un messaggio in bottiglia affidato alle acque di un lago, un precipizio che solletica il suicidio, la percezione di un segreto ingombrante… Sembrano gli ingredienti di un qualche film di Alfred Hitchcock, invece stiamo parlando un lavoro teatrale, e dai connotati insoliti, un po’ sfuggenti. A proposito del suo ‘Misurare il salto delle rane’ – una applauditissima produzione Carrozzeria Orfeo andata in scena al Kismet la settimana scorsa – Gabriele Di Luca ha parlato di ‘dark comedy’. Una catalogazione vaga. Predomina il colore del ‘giallo’, qui, oppure del thriller ? In qualche modo, il secondo consegue al primo, nel senso che le modalità con cui inizialmente si indaga circa le dinamiche e le ragioni di una morte sospetta, nel finale smarriscono ogni prudenza e precipitano verso cadenze da fiato sospeso e che strizzano l’occhio persino al macabro. Ma c’è di più : i fondamentali dei due generi trovano il loro legante in un potente connotato comico. Ora, poiché tanta comicità è involontaria, traendo origine dalla personalità disturbata di Betti, una delle tre protagoniste, è ragionevole individuare nel grottesco il fattore principale (non l’unico) dell’intera operazione. Un fattore che, già di grande presa sulla carta, una volta trasposto in palcoscenico libera un’energia superiore. La valorizzazione è da ascrivere alla calibrata regia dello stesso Di Luca e di Massimiliano Setti, bravi nel dettare i giusti ritmi e nell’assegnare una nota amara quanto opportuna all’elemento paradossale. Alla fine, Betti, Lori ed Iris si ritrovano tutte ad aver perso, a dimostrazione del fatto che la verità non sempre paga. In una parola, ‘Misurare il salto delle rane’ è spettacolo potente e appagante, soprattutto, ‘completo’ : Tre eccellenti interpreti (Elsa Bossi, Marina Occhionero e Chiara Stoppa), scenografia accuratissima, luci, costumi e musiche comme-il-faut. Un lavoro che mette tutti d’accordo (e ce ne vuole, oggi) e in cui finalmente non si lesina nel servire al pubblico la qualità. Il lavoro di Carrozzeria Orfeo, inoltre, presenta il pregio di affermare fra le righe l’urgenza di investire nella moderna drammaturgia italiana. Una strada, questa, alla quale non esiste alternativa, se si vuole depurare l’offerta teatrale dell’abuso furbo e sterile che si continua a fare dei classici da una trentina d’anni a questa parte. Abuso che, di fatto, ha sulla coscienza la scomparsa di una generazione di commediografi. Il calo degli spettatori è anche frutto di una tendenza a programmare cartelloni ‘prudenti’ ai limiti del pavido, tutt’altro che lungimiranti, perciò pensati per tenere in vita platee dove l’età media sfonda quella pensionistica.

Italo Interesse

 

 


Pubblicato il 24 Dicembre 2025

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