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Il kolossal da camera va stretto al benpensante

Com’era la Roma del primo secolo dopo Cristo descritta da Petronio nel Satyricon  (per quanto lo scrittore romano ambienti la vicenda in una ‘graeca urbis Campaniae’)? Fellini ha provato a rappresentarla e con esiti convincenti : un ‘ombiliculus mundi’ corrotto e sbracato che, ove non bastasse, dà pure di lercio. La Roma di oggi languisce allo stesso modo, accomunata a quella antica dal medesimo sentore di morte. Se già con tre secoli d’anticipo la città eterna di Petronio annunciava lo sfacelo imperiale, quella odierna guarda alla fine dell’era globale molto più da vicino. Il parallelo fra le due lontanissime capitali è affascinante. A questo fascino cede Massimo Verdastro il quale, messe assieme le forze della propria e omonima compagnia e quelle della Diahilev, ha loro affidato un proprio lavoro, ‘Satyricon’. Il relativo allestimento ha fatto sensazione al Van Westerhout di Mola dalla metà del mese scorso all’ultimo fine settimana. Verdastro riduce il proprio ‘kolossal da camera’ ai primi tre episodi dell’opera di Petronio adeguandoli allo stile del presente. Così, nel primo episodio (testo di Marco Palladini), vestiti di jeans, felpe e calzature sportive, i rappresentanti di una gioventù disillusa e inaridita si agitano e s’interrogano senza trovare risposte, salvo scovare alibi per rendere al culto del degrado un omaggio che più sguaiato non si può. Nell’episodio di Quartilla (testo di Letizia Russo) la punizione di Ascilto ed Encolpio, rei d’aver interrotto un rito nel tempio di Priapo, avviene in un contesto sado-maso con sfumature rock in cui l’impiego di uno spassoso latino maccheronico allevia il tenore assai greve dei toni. Infine, nella cena a casa dell’irritante Trimalcione (l’episodio è stato scritto da Andrea Macaluso e dallo stesso Verdastro), l’odore della Roma di oggi è nei rimandi a Virgilio e Petrolini, ma – volendo – anche a Trilussa e alla Magnani. Massimo Verdastro dirige con puntiglio una messinscena dinamica e priva di fronzoli, deliberatamente ruvida e scollacciata, che sciorina le cose peggiori ridendosela dei benpensanti (i quali però non avrebbero ragione di indignarsi se avessero un’idea veramente nitida di quanto può diventare marcia una grande città – di oggi come di duemila anni fa – una volta superato l’apice della propria parabola). Il Satyricon di Verdastro è altrettanto esagerato che quello di Petronio, per cui le cose buone che offre (quando non le getta in faccia) vanno accettate insieme al carico di quelle meno riuscite. E viceversa. Con lo stesso Verdastro hanno brillato in scena :  Paolo Panaro, Elisabetta Aloia, Antonella Carone, Marco Cusani, Francesco Lamacchia e Loris Leoci.

Italo Interesse

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