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Il lager dell’oblio di Andrea Cramarossa

Facilmente i bimbi temono il buio. Se però procurate loro una torcia elettrica li vedrete farsi spavaldi, incuriosirsi del buio, impossessarsi di quella zona d’ombra e farne l’habitat dove liberare paure e sogni. Il guaio delle torce, però, è che prima o poi le pile si esauriscono e non sempre in soffitta si trovano candele, anche se  abbondano i fiammiferi (dei quali consumare una scatola vuol dire esporsi al rischio dell’incendio). Innocenti, così, possono finire arrostiti come topi, che delle soffitte si sa sono grandi frequentatori. Gira a questo modo in ‘Concerto in sol maggiore per giardino d’infanzia’, un testo di Andrea Cramarossa, che firma pure drammaturgia e regia (produzione Verderame / Federico II Eventi / Teatro delle bambole) ; lo spettacolo è stato in cartellone alla Vallisa nell’ultimo fine settimana. Maroel, Baptiste e Lucille sono volti che in sequenza si accendono nel buio, irrorati da piccoli fasci di luce. Spettrali e  logorroici, i piccoli sventurati abbandonati in orfanotrofio uniscono le esigue forze e danno fondo a sé stessi. Schegge di stupore, cascami di dispiacere e scampoli di sogno riempiono l’oscurità. L’effetto è felice sino a quando la fissità della scena prolungandosi più del dovuto procura stanchezza (a danno del buon testo). Poi finalmente la stasi si rompe e lame di luce si irraggiano in tutte le direzioni intanto che il pathos lievita. Oasi di tenerezza intervallano  il crescendo emozionale in mezzo a scelte musicali opportune (bella la ‘danza dei cavalli’). L’epilogo ha dell’epico. La scena del rogo (con fiamme vere, prudentemente circoscritte) è piena di energia. E’ il momento di fare la fine del topo e gli attori calzano pesanti mascheroni. Inquietante l’effetto di questi tre ‘faccioni’ che ravvicinati, muti e immobili fissano la platea. L’imminente fine non sembra toccare le tre bestie, che a ben guardare tali non sembrano più. Viene da pensare che il fuoco, ovvero la morte, abbia per metempsicosi fatto trasmigrare le tre sfortunate anime nei corpi di animali altrettanto emarginati e sgradevoli senza colpa. Bestie che quanto meno (magra consolazione) non sono estranee né a sé stesse, né ad un ambiente eletto a lager dell’oblio. Nel complesso un allestimento di gusto forte e che alleggerito del limite di cui abbiamo detto lascerebbe maggiormente il segno. ‘Concerto in sol maggiore per giardino d’infanzia’ è denuncia ferma dei guasti dell’abbandono minorile. Abbandono che non ha bisogno degli estremi di un orfanotrofio per far sentire i suoi effetti nefasti ; bambini abbandonati dinanzi a tv spazzatura o a mani infide possono patire danni non meno gravi. Toccante l’impegno profuso dagli interpreti, i molto applauditi Patrizia Labianca, Dino Parrotta e Antonella Ruggiero.

Italo Interesse

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