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Il licantropo… meglio di un molosso

Il cartello parla di ‘Torre’ ma della torre nulla hanno nulla i resti di questo fabbricato che sorge nelle campagne del bitontino. Forse vi si pigiava l’uva, forse era un trappeto. Nessuno sa dirlo. In compenso tutti sanno inventare storie a proposito di questo locale rustico avvolto dalle erbacce. E ciò a causa del toponimo del sito: Torre del Lupomino… Chi volesse interrogare in proposito qualche anziano vissuto nei dintorni si sentirà raccontare il solito colorito cumulo di sciocchezze: ululati nella notte illuminata dalla luna piena, gente che si chiude in casa, viandanti sorpresi dall’oscurità e aggrediti – persino uccisi – da uomini imbestialiti al punto da sembrare o credersi lupi… Intorno alla licantropia si è ricamato altrettanto che a proposito di castelli, grotte e case abbandonate. E’ desolante quanto il cinema abbia abusato in luoghi comuni a proposito di questa psicopatia che solo nei casi più gravi costringe chi ne soffre a credersi un animale (non necessariamente un lupo). Generalmente il paziente si limita a smaniare come in preda ad una crisi isterica, niente di più. Ma in un passato neanche poi tanto lontano soggetti impressionabili potevano in grida rauche, espressioni stravolte, posture ingobbite, capelli arruffati e denti stretti ravvisare un uomo-lupo inferocito, una creatura sanguinaria e al servizio del Maligno. Non tutti ci credevano, tuttavia, a cominciare dai preti. E i burloni sono sempre esistiti. Come i furbacchioni. Con le dovute precauzioni si poteva fingere la presenza di un licantropo nei dintorni di una proprietà e allontanare per sempre ladri e ladruncoli… Una trovata più efficace di catenacci, muri di cinta, guardiani e molossi. Così, una Torre talmente qualunque da non meritare nemmeno un cognome diventa la Torre del Lupomino. Il caso di Torre del Lupomino è avvicinabile a quello di altra e non lontana Torre. A poca distanza da Palese, in località Pozzo Pasquale, nei pressi del Feudo Gentile si ergono i resti del complesso di Torre Ricchizzi. Questa torre che risale al XII-XIV secolo, rientrava nel sistema delle fortificazioni d’avvistamento poste a salvaguardia dell’entroterra (lo si arguisce dalla presenza di  numerose feritoie). Tra il XV e il XVI secolo, con l’aggiunta di altri corpi di fabbrica, Torre Mirizzi evolse in masseria-frantoio. Attualmente è in abbandono. E allora si blatera di ‘presenze’, di riti satanici, di voci di bimbi periti in incendi, di anime inquiete (antichi proprietari seppelliti all’interno della proprietà)… Ancora fandonie. Magari messe in giro dagli stessi proprietari al fine di tenere lontani curiosi e balordi in attesa di decidere che fare di questo piccolo tesoro architettonico : un B&B, un centro congressi, una sala ricevimenti, una villa per riccastri… ?

Italo Interesse

 

 

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